«Penserò al Baglioni Ter ma con il solo televoto»

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SANREMO Era iniziato con il “botta e risposta” sugli immigrati tra Baglioni e Salvini. È finito con la vittoria di Mahmood, italiano con papà egiziano. Un bel risultato se si fosse trattato di qualcosa di politico. In realtà era solo musica (o no?) questo 69esimo Festival di Sanremo che ha fatto parlare (e straparlare) praticamente ogni sera.

Da quel «Salutiamo i Casamonica» della Raffaele fino alla polemica pseudo sessista contro Renga innescata al Dopopofestival. Fatto sta che Sanremo è Sanremo. E nemmeno oggi, a riflettori spenti, si può dire che sia finito.

Claudio Baglioni ammette che gli piacerebbe rifarlo con il bene placito del direttore di Rai1, Teresa De Santis. Ma cambiando le modalità di voto. Stavolta infatti dopo la “ribellione” del pubblico all’Ariston per l’esclusione dal podio di Loredana Berté e non solo, il “dirottatore artistico” ha sentenziato: «Il festival dovrebbe essere gestito solo dal televoto». E ha anche aggiunto che andrebbero cambiati «il numero dei cantanti in gara e gli orari».

Come dire: posso pensare a un Baglioni Ter ma soltanto se Sanremo cambia pelle: i cantanti in gara dovrebbero ridursi da 24 a 20 e la durata delle serate dovrebbe essere più breve.

«Al momento - ha concluso Baglioni - ho  bisogno almeno di qualche settimana di ombra per poi riaccendere i riflettori quando tornerò a fare il mio percorso individuale».
Salvini permettendo, verrebbe da aggiungere.

PATRIZIA PERTUSO