Sanremo, trionfa Mahmood Ariston, fischi per esclusione Bertè

  • Sanremo 2019

SANREMO La 69esima edizione del Festival di Sanremo la vince un incredulo ed emozionato Mahmood con il brano “Soldi”. Una ballata orecchiabile. Il favoritissimo Ultimo arriva secondo con “I miei particolari”. Terzo classificato Il Volo con “Musica che resta”.

L'Ariston, inferocito durante tutta la lettura della classifica, esplode letteralmente alla lettura del quarto classificato. Loredana, Loredana! è un coro all'unisono per la Bertè, che continua anche dopo vari stacchi pubblicitari. Una "rivolta" così non si vedeva dai tempi del trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. “Italia amore mio” arrivò seconda nel 2010 scatenando le ire perfino dell'Orchestra che, per protesta, strappò gli spartiti sotto gli occhi attoniti di Antonella Clerici. 

Premio della critica e Premio Sergio Bardotti (per il miglior testo) a Daniele Silvestri e Rancore. Premio Sergio Endrigo per la migliore interpretazione a Simone Cristicchi (così come auspicato da Claudia, la figlia del cantautore di Pola).  

Questa la classifica dei Big dal 4° al 24° posto, in ordine: Loredana Bertè, Simone Cristicchi, Daniele Silvestri, Irama, Arisa, Achille Lauro, Enrico Nigiotti, Boomdabash, Ghemon, Ex-Otago, Motta, Francesco Renga, Paola Turci, The Zen Circus, Federica Carta e Shade, Nek, Negrita, Patty Pravo con Briga, Anna Tatangelo, Einar, Nino D'Angelo e Livio Cori.

Una serata lunghissima, cinque ore filate, iniziata con “E adesso la pubblicità” canta un Baglioni in bianco, aprendo la quinta e ultima serata del Festival! Come a dire: prendiamoci un po’ di tempo prima di fare bilanci di questo Sanremo 69, fortemente voluto, all’insegna dell’armonia.  Claudione, più sciolto e più a suo agio (forse perché pronto a tirare un sospiro di sollievo comunque vada a finire, tra vincitori e vinti) sfodera uno dei suoi cavalli di battaglia. Chissà se contro questo “secolo di noia” potrà qualcosa l’ultima fatica festivaliera.

«Un viaggio interessante e appassionate», dice lui ringraziando il gruppo di lavoro che tanto si è speso. «A qualcuno piace Claudio e nessuno è perfetto» è il suo mantra, e giura di avercela messa tutta, di aver fatto tutto il possibile perché la kermesse riuscisse. Chissà se si sarebbe potuto fare meglio. «Noi abbiamo bisogno del Festival della canzone italiana e spero si rimanga nel solco tracciato», spiega il direttore artistico-capitano, alludendo forse all’assenza di ospiti internazionali in questa edizione.

Ed è l’ora dell’ingresso trionfale dei “telecomandanti” Virginia Raffaele (che pare la fatalona Jessica Rabbit) e Claudio Bisio: la solita tiritera sul regolamento. .. e pronti  via alla grande con Daniele Silvestri e Rancore, osannati dal pubblico e non solo.  “Argentovivo” è un brano che ti resta attaccato addosso e piace molto ai giovani, vuoi per la presenza del rapper, vuoi perché racconta della sensazione che le nuove generazioni avvertono di vivere come chiusi in gabbia, all’angolo, tra le sbarre di una vasta prigione. È la sera finale ed è anche quella dei ringraziamenti: tocca a Claudio2 che li fa a modo suo, prima di passare al secondo cantante in gara: la ciociara Anna Tatangelo che il Festival l’ha vinto a soli 15 anni nella sezione Nuove Proposte. Era il 2002 e la Tata cantava “Doppiamente fragili”. A giudicare dal testo di questo “Le nostre anime di notte”, all’ottavo Sanremo, pare che nulla sia cambiato per lei. Ritocchini a parte.

E vai con Ghemon e i suoi stravaganti cappotti che virano dal bianco all’arancio: il suo look non teme confronti in quanto a originalità. E neppure il suo “Rose viola”: Giovanni Luca Picariello (questo il nome di battesimo del rapper di Avellino) che ha già scritto un’autobiografia, è ben noto agli appassionati del genere e ha usato a suo vantaggio il palcoscenico dell’Ariston per raggiungere un’altra fetta di pubblico senza snaturarsi mai.

Che si può dire dei Negrita? Joe Bastianich, giudice d’onore a Sanremo, invita a votarli con un post su Instagram creando un certo imbarazzo per la giuria guidata da Mauro Pagani. Comunque, tornando all’esibizione festivaliera, il gruppo rock ci ha abituati ad altri decibel: “I ragazzi stanno bene” non convince. Ma la notte è ancora giovane: orario di chiusura previsto 1:28!

È tempo di Ultimo: abituato ad arrivare primo, alla faccia del nome o forse proprio grazie a quello? La scaramanzia è sempre di moda e non si sa mai... Intanto lui si scatena sul palco canta e balla “I tuoi particolari” e la platea che sa già il ritornello (Se solamente Dio inventasse delle nuove parole…) non vorrebbe più che lasciasse il palco. Insomma, vada come vada, sarà comunque un successo per Niccolò Moriconi da San Basilio di Roma. Anche perché dopo di lui tocca a Nek con un pezzo (Mi farò trovare printo) che non lascia il segno. Un tuffo nel passato con un siparietto di avanspettacolo del trio Baglioni-Virginia-Bisio “Camminando sotto la pioggia”, con tanto di nuvoletta fantozziana che inzuppa il comico di Zelig.

«Di Claudio ce ne bastava uno», commenta Baglioni accusato di essere un dittatore da Virginia e che mette le mani avanti dicendo: «Fosse anche l’ultimo mio festival». Intanto fuori dall’Ariston arrivano i ragazzi de Lo Stato Sociale che in compagnia di Pozzetto attaccano a cantare “E la vita e la vita”, cavallo di battaglia di Cochi e Renato, scritto dal duo comico nel 1974 con Dario Fo ed Enzo Jannacci. Mentre dentro si prepara il palco per l’ex Ragazzo di periferia, Eros Ramazzotti che con “Vita ce n’è” torna sul luogo del delitto, il palco che lo vide trionfare nelle Nuove Proposte, 35 anni fa, con “Terra promessa”.  E poi nel 1986 tra i big con “Adesso tu” che reinterpreta con Baglioni mandando in visibilio il pubblico. Tutti in piedi e pronti a ballare con Luis Fonsi che arriva a dare man forte a Eros nella nuova “Per le strade una canzone”.

Si torna in gara con Loredana Bertè accolta con un’ovazione dall’Ariston che mai come quest’anno (11° Sanremo per lei) ha raccolto tanti consensi e applausi a scena aperta. La rocker incassa raggiante, come avesse vinto, con la sua “Cosa ti aspetti da me”.
La palla, o meglio il microfono, passa a Francesco Renga, nell’occhio del ciclone mediatico sanremese per la sua frase “sessista”, pronunciata al Dopo Festival, a proposito degli uomini che sarebbero (a suo dire) più dotati delle donne in fatto di voce. E questo spiegherebbe (?) la scarsa presenza di donne in questo Sanremo: solo 6 su 24 cantanti? Capitolo “quote rosa” a parte, credo che di belle voci e cantautrici con qualcosa da dire siano molte più delle sei presenti in questo 69° Sanremo e forse, dico forse, Baglioni avrebbe potuto fare qualcosa in più... Ma passiamo oltre.

 “The show must go on” e via con Mahmood, italo-egiziano, classe 1992, e la sua ritmata “Soldi”. E poi con gli eleganti Ex Otago, perché, in fondo, hanno ragione loro: è “Solo una canzone” orecchiabile e godibile, da canticchiare sotto la doccia. Perché no? Ed è tempo già di “Musica che resta” by Il Volo: Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginobile sono alla loro seconda volta all’Ariston. La prima l’hanno già vinta nel 2015 e il pubblico li adora. E non da ieri.

Siparietto di Virginia con le sue imitazioni canterine,  dalla Patty a Giusy Ferreri, da Patty Pravo a Ornella Vanoni, prima di lasciare la scena a Paola Turci con “L’ultimo ostacolo” ben superato anche questa volta, con una prestazione sempre elegante e raffinata. Di classe. Poi il rock by Zen Circus (“L’amore è una dittatura”), prima di passare alla strana ma bella coppia Patty Pravo-Briga : “Un po’ come la vita” è un pezzo a misura per i due che sono perfettamente a loro agio sul palco. Il rapper Mattia Bellegrandi (classe 1989) segue con estrema ma naturale cavalleria una veterana del palcoscenico come Nicoletta. Bene, bravi!

Riecco il trio stile Famiglia Addams (ancora!) a precedere Elisa, altra ospite di questa interminabile serata. Sanremo è Sanremo! E per fortuna offre momenti anche intensi come il ricordo di Luigi Tenco: la sua “Vedrai vedrai” cantata da Baglioni ed Elisa è sempre un tuffo al cuore. Da togliere il respiro la voce e l’interpretazione della cantautrice triestina.

E ci sta l’emozione di Arisa che urla e stona il suo “Mi sento bene”, la voce un po’ rotta quasi stesse per non farcela e piangere. Questo palco è strano e non facile per nessuno. Ci pensa la rivelazione dell’ultimo anno, Irama, da Carrara, classe 1995, a ristabilire l’ordine positivo delle cose: “La ragazza con il cuore di latta” è una ballata che già si canticchia con quel meraviglioso coro gospel…“e non ci pensi più!”. Giusto il tempo per ripiombare nella realtà più tosta di Achille Lauro e della sua chiacchieratissima “Rolls Royce” dove ognuno ci vede quel che vuole. Anche del marcio.

Il vecchio e il nuovo s’incontrano con Nino D’Angelo e Livio Cori. Il “caschetto biondo” (ormai grigio) della canzone napoletana e il rapper partenopeo si divertono e danno, come cantano, “Un’altra luce” a Sanremo.  Non è ancora finita: ecco Federica Carta e Shade: la loro “Senza farlo apposta” è già una hit tra le ragazzine. Altra musica, altra storia con un veterano come Simone Cristicchi e la sua preghiera laica “Abbi cura di me”. «Non sono al Festival per la classifica – spiega il cantautore, attore e scrittore romano – ma solo perché penso di avere ancora tanto da dire». Già! Che dubbio c’era? Siamo oltre la mezzanotte, l’ora di Enrico Nigiotti che si commuove cantando “Nonno Hollywood”. L’Ariston apprezza e lo incoraggia. Ultime tre canzoni dopo il Tg.  Vai con i Boomdabash: 20 anni di carriera per la band pugliese che mette sempre la voglia di ballare anche se si è fatta una certa… E allora, su Sanremo, al grido di “Per un milione”! Einar che ha l’attitudine da “gentiluomo d’altri tempi” (cit. Ermal Meta) con “Parole nuove” fa già impazzire le bambine. E la gara si chiude con Motta che ha già vinto la serata dei duetti con Nada per “Dov’è l’Italia”. Amen! 
La messa è finita? Nemmeno per scherzo. In realtà, tutto deve ancora avere inizio. È già domenica e prima che si svegli il mercato (tanto per citare Porta Portese di Baglioni) viene chiuso il televoto. Un omaggio ad Alberto Sordi (o a Mina) con la celebre Breve amore (colonna sonora di piccioniana memoria nel film Fumo di Londra) da parte della Raffaele e di Claudione strema anche i più resistenti. E il carrozzone festivaliero finisce tra i fischi del teatro Ariston. Ennesima dimostrazione di un paese spaccato. Anche sulle canzonette.

ORIETTA CICCHINELLI

 

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