È Motta con Nada il miglior duetto a Sanremo

  • Sanremo 2019

SANREMO Fischi impietosi dalla platea del teatro Ariston. Sono Motta e Nada i vincitori della serata dei duetti con il brano “Dov'è l'Italia”. Giudizio inaspettato da parte della giuria di qualità capitanata da Mauro Pagani. Serata interminabile aperta da un Baglioni d’argento vestito aggiratosi sul palco dell’Ariston, tra ballerini-acrobati-trampolieri, dalla faccia da Pierrot, cantando la sua Acqua dalla luna. «Il nostro mestiere – spiega Claudione – è regalare stupore». E la “ricerca di armonia tra discipline diverse” è il biglietto da visita di questa quarta serata che si prevede lunghissima: 56 artisti sfileranno sul palco. Come in un circo.
E a fare i due Clown Virginia Raffaele (fasciata in un elegante abito nero scintillante) e Claudio Bisio, giacchetta dal risvoltino rosso per lui.
Espletate le solite e barbose operazioni di rito, alle 21.06, si apre la serata dei duetti con Federica Carta e Shade, con special guest Cristina D’Avena che sembra uscita da un cartoon. Poi ecco il debuttanteMotta con Nada e Dov’è l’Italia assume un taglio ancora più grintoso.
Irama, vincitore di Amici XVII, con la rossa Noemi e La ragazza con il cuore di latta ci regala un brivido in più questa sera.

Il tempo di un break ed ecco che irrompe Ligabue e con la sua Luci d’America la temperatura sale. È il suo secondo Sanremo in 30 anni, per lui che, dopo aver cantato, vuol farsi la rentrée come gli altri ospiti sulla scaletta, presentato da Bisio che lo chiama “l’imperatore del rock”. E la star di Correggio si presta al giochetto e ci prende gusto, tanto che entra e rientra in scena con un chitarrone da paura, mentre Bisio annaspa e non sa più che inventarsi per introdurlo con enfasi. Luciano si presta al gioco e, preceduto da uno stuolo di ballerine in rosso, fa la sua rentrée addirittura su una poltrona con tanto di mantello da super-King. Per fortuna si stufa del giochetto e finalmente canta: ma la storica Urlando contro il cielo che faceva saltare gli stadi, sembra una canzone da oratorio. Per essere rocker pare troppo composto qui all’Ariston, ma la platea lo osanna: perché il Liga (presto in tour negli stadi) non si discute… Colpa di questo Sanremo dell’armonia che mette il diesel pure a un rocker di razza come lui. Poi arriva Baglioni per l’immancabile duetto che si fa politico con l’immortale pezzo by Guccini Dio è morto.

E si torna in gara con Briga e una tutta dorata Patty Pravo (che si fa aspettare, vendicandosi del pianista ritardatario della prima serata) accompagnati dal pianoforte di Giovanni Caccamo. E c’è da dire che fin qui gli ospiti impreziosiscono le canzoni, è il caso dei Negrita con Enrico Ruggeri e la tromba di Roy Paci, tanto per citarne uno: eh sì, I ragazzi stanno bene! E se arriva il folle violino impazzito diAlessandro Quarta Musica che resta by I Volo decolla addirittura. E saltano tutti in piedi a Sanremo. Tanto che Virginia non può fare altro che esclamare: «Avete spettinato l’Ariston!». Eh già. Pure la Raffaele vuole duettare stasera, armata di chitarra, con Claudione che si presta ai Giochi proibiti dell’attrice-imitatrice.  Solo che, mentre Baglioni suona, lei si ritrova a dover montare lo strumento come fosse un mobile dell’Ikea. Allora lui se la canta e se la suona in solitaria. Amen! «Qui finisce la mia carriera», chiosa il direttore del Festival, mentre la presentatrice ribatte: «Qui comincia la mia».

Ci pensano Arisa, Tony Hadley e I Kataklò a risollevare un po’ lo spirito con il nuovo tormentone Mi sento bene. L’ex frontman degli Spandau Ballet non sfigura di certo, neppure quando canta in italiano.
Poi arriva Mahmod (uno dei due vincitori di Sanremo Giovani) accompagnato da Guè Pequeno a cantare Soldi, pezzo che fa venir voglia di ballare. La gara avanza col rapper cantautore di Avellino e della suaRose Viola. A introdurre e accompagnare l’istrionico Ghemon un altro giovane: il cantautore Diodato. Francesco Renga e Bungaro sono due signori del canto e poi c’è l’étoile Eleonora Abbagnato a rendere più magico questo romantico pezzo Aspetto che torni.
Ma il clima si riscalda davvero con i due amici romani Ultimo & Fabrizio Moro: I tuoi particolari ha una marcia in più con la grinta di un veterano di Sanremo come Moro. Dopo l'ennesimo stacco pubblicitario (quantomeno gli urlatori da tastiera capiranno che i loro soldi del canone non servono a foraggiare gli artisti) tocca a Claudio Bisio esibirsi in un monologo sui rapporti tra padre e figlio, tema già trattato nel filmGli Sdraiati con chiosa musicale del neo vincitore di X Factor, Anastasio che approfitta del palcoscenico sanremese per presentare il suo nuovo pezzo Correre.

A metà gara, ecco Nek. Il suo brano Mi farò trovare pronto viene impreziosito dalla recitazione di Neri Marcorè. E resta orecchiabile. A far alzare nuovamente dalle sedie il pubblico dell'Ariston tocca ai Boomdabash, accompagnati da Rocco Hunt e dai Musici cantori di Milano mentre Brunori Sas non aggiunge molto alla performance dei The Zen Circus.

Chi invece ribalta totalmente il giudizio su un brano è Syria. La sua voce rende accattivante perfino il brano scialbo di Anna Tatangelo “Le nostre anime di notte”, mentre Paola Turci (con tutto il rispetto per Beppe Fiorello) ha già un brano che funziona. Di classe, e molta, l'esibizione degli Ex-Otago con Jack Savoretti. Enrico Nigiotti, accompagnato da Paolo Jannacci e Massimo Ottoni continua ad emozionare con Nonno Hollywood, ma sembra ancora acerbo per gareggiare tra i big (se solo ci fosse ancora la categoria giovani...). Irene Grandi aggiunge grinta a "Che cosa vuoi da me” urlato al cielo con Loredana Bertè e se solo ci avessero pensato prima avrebbero potuto gareggiare insieme.

Convince sempre di più il magnifico testo di Daniele Silvestri e Rancore Argentovivo che si fa più rock con la potente voce di Manuel Agnelli. Einar e Biondo fanno felici le teenager nostrane mentre Sergio Sylvestre (redivivo) ha una timbro sempre più potente. Il popolo social, mai così scatenato come stasera (certi post sono di una comicità mai letta) si muove compatto quando c'è da giudicare “Abbi cura di me” (poesia di Simone Cristicchi, accompagnato da un Ermal Meta ormai vero big della canzone).

C'è ancora tempo, a notte fonda, per il rap dei Sottotono (anche loro, scongelati per l'occasione) accompagnatori del duo Nino D'Angelo-Livio Cori e per la chiacchieratissima “Rolls Royce” di Achille Lauro (insieme a Morgan) spostata a tarda ora per le polemiche sul pezzo (forse) inneggiante alla droga degli ultimi giorni. E domani, anzi tra poche ore, si chiude. Le sorprese sono solo all'inizio. 

 

 

ORIETTA CICCHINELLI

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