Che si smuova l'ottimismo che finora ha inebriato

  • Maurizio Guandalini

Il calcinculo mi fa tristezza. Quando vedo una giostrina con i seggiolini volanti, confinata in piazzette periferiche, mi viene l’ansia che uno di quei sgabelli, in aria, si stacchi e succeda il patatrac. La trama anemica intessuta dall’Unione europea sulle magre previsioni del Pil per l’Italia è chiusa in quel raffazzonato luna park fuori mano. Niente di nuovo, ma rotolare fanalino di coda dovrebbe smuovere l’ottimismo che ha inebriato i capimastri  indigeni dell’economia. 

Il chiarissimo Professore, e Ministro, Tria invita alla calma perché il debito pubblico italiano è garantito dal risparmio privato. Che è la pura verità. Ma assai preoccupante: tradotta in soldoni, significa che i risparmiatori, in un modo o nell'altro (pesante patrimoniale o cancellazione dei titoli del debito pubblico, poste comprese), saranno chiamati a salvare le finanze dello Stato. Così si tira avanti in rosso.

Per carità, non vogliamo spaventare e neppure ammorbare gli animi tesi. Faccio cose, vedo gente e l’entusiasmo è sotto piedi. Non dico riscoprire il vigore dei Sessanta quando l’Autostrada del Sole fu costruita in otto anni. Mi accontenterei che si fermasse la fuga degli italiani verso l’estero. Vorrebbe dire che non costruiamo miraggi sul debito pagato dai giovani, di cui oggi hanno la controprova non tanto nell’estratto conto pensionistico vuoto, ma dalla tabula rasa delle prospettive. L’Italia dalle frontiere digitali. Investimenti nelle biotecnologie. Il futuro, insomma. Di cui è vietato parlare per carenza di argomenti. E risorse. Il debito qua, il debito là. Carte false per portare a casa la schiscetta. Il bazooka di Draghi che non ci sarà più. Una promessa del nuoto costretto in carrozzella vittima della criminalità dilagante e la ritrosia agli investimenti stranieri, con il blocco della Tav perché a un Ministro non piace Lione.

Siamo un Paese all’altezza di cosa? Di crescere? Come diceva una celebre vignetta di Altan: i giovani? Invecchieranno.

MAURIZIO GUANDALINI

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