Contro il cyberbullismo servono le favole

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INTERVISTA Il lupo cattivo oggi è diventato lupo 2.0, ma non per questo è meno pericoloso. Nella giornata dedicata alla prevenzione del cyberbullismo, fondamentale avere tra le mani un libro come “Il lupo furbo e il cavallino bullo” di Christian Stocchi (Rizzoli, p. 240 euro 15) – esperto di comunicazione digitale e di prevenzione del cyberbullismo – che ci insegna come dobbiamo adattare, attraverso le favole, il linguaggio ai più piccoli, per difenderli dalle insidie del web, senza ricorrere alla predica. In rete si possono fare brutti incontri e l’importante è prevenire. Per non intervenire quando è tardi.

Come aiutare i nostri figli a prendere consapevolezza dei rischi della rete?
Il libro si rivolge a genitori, nonni, educatori, insegnanti. E parte da una consapevolezza: quando dotiamo un bambino di un cellulare, spesso già alla scuola primaria, dobbiamo assumerci l’onere di un maggiore impegno educativo. Con un linguaggio comprensibile e diretto, la favola, in ogni epoca, ha assolto a questa funzione mettendo in guardia dai pericoli della vita. Che, nel caso dei nostri figli, è una vita sempre più trascorsa on line. La favola è breve, incisiva. E la morale ci consegna un insegnamento di vita. 

Quali sono i rischi più grandi che corrono i bambini? E le favole come li aiutano? 
I rischi per la privacy e per le relazioni interpersonali. Stanno poi crescendo i fenomeni di dipendenza da smartphone e tablet. Non mancano nuove ansie sociali, difficoltà a concentrarsi, disturbi del sonno. Le favole fanno emergere i comportamenti sbagliati e stimolano i ragazzi a riflettere.

Il sottotitolo del libro recita: da Esopo a Facebook: la rete e il cyberbullismo spiegati ai bambini. Mi fa qualche esempio?
C’è una favola di una volpe che inganna una rana: quante truffe ci sono on line oggi? E se spesso riguardano gli adulti, a maggior ragione sono esposti i ragazzi. Quanto al cyberbullismo, c’è una favola di un cavallino che si diverte a prendere di mira gli altri…ma, passando dal mondo digitale al mondo reale, poi si vergogna, perché non ha il coraggio di ripetere le espressioni offensive che è solito formulare nascosto dall’anonimato.

ANTONELLA FIORI