Il falegname hi-tech dalle montagne in rete

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La montagna gli ha cambiato la vita. Sin dalla nascita e poi oggi con il suo lavoro. Perché in fondo quella montagna, con le meravigliose vette, gli ha permesso di plasmare la sua attività, di intarsiarla su misura. Questa è la storia di Maurizio Bresesti, 38enne artigiano della Valtellina, nato a Tirano, quasi diecimila anime in provincia di Sondrio e a circa due chilometri dalla Svizzera. Siamo nella bellissima montagna lombarda, circondati dalle Alpi Orobie, dal massiccio del Bernina e dallo Stelvio.

Maurizio si è formato alla scuola professionale del legno di Tirano. Ma in realtà a indirizzarlo nel suo lavoro di falegname digitale e di creativo del legno è stato sin da piccolo il nonno. «Trascorrevo le estati al passo del Mortirolo, in alpeggio. Col nonno quando non si doveva raccogliere il fieno o accudire gli animali, in quelle giornate di pioggia lavoravamo con mano gli oggetti di legno: pali, cucchiai, bastoni per andare al pascolo. Utilizzavamo il legno di tiglio, quello più morbido», ricorda Maurizio.

La sua bottega oggi si trova nella frazione di Castionetto di Chiuro. In questa zona si annidano le più importanti cantine vinicole del territorio valtellinese. «Il mio laboratorio di centocinquanta metri quadrati guarda a nord, che è la parte soleggiata. Così lavoro col sole tutto il giorno. Ed è in mezzo ai vigneti. Sin da piccolo sono stato affascinato dalla viticoltura».  Proprio per questa ragione Maurizio ha iniziato ad utilizzare le assi delle botti del vino ormai in disuso in castagno e in rovere. «Il vantaggio per gli imprenditori è che loro quelle botte le devono sostituire. Io le recupero e ci faccio oggetti di design», precisa Maurizio, che in fondo è anche un falegname digitale. Nel 20017 ha preso parte al contest “Botteghe digitali”, realizzato da Banca Ifis Impresa e pensato dal professore Stefano Micelli.

In fondo Maurizio è un creativo del legno: con la sua impresa ha ripreso la morfologia della montagna. Così riproduce in oggetti le valle e le cime.

 

Maurizio ha realizzato il brand Alpe Rubra, navigabile su Alperubra.it.  Si tratta di un’innovativa linea di prodotti realizzata con le antiche botti del vino. Alperubra è stata creata estraendo da Google Maps i dati del suolo valtellinese, elaborati attraverso le tecniche di slicing e modellazione 3D. Così si è arrivati alla digitalizzazione del territorio. «Sono entrato in rete con tanti designer milanesi. In fondo abbiamo digitalizzato la mia terra. Con la macchina a controllo numerico costruita insieme ad un amico faccio taglieri, portafrutta, segnaposto e vari oggetti per la tavola. Il rosso in latino si riferisce alle mie montagne al tramonto: quando il sole cala le cime diventano rosso fuoco in mille sfumature».

La montagna delle meraviglie, la montagna tanto amata. Ma anche la montagna che talvolta soffoca. «C’è stato un periodo non molto lontano nel quale stavo per abbandonare questi posti. Non riuscivo a trovare la giusta dimensione. Poi nel digitale sono riuscito a ritrovare quello spazio e quella dimensione di apertura con l’esterno. Oggi per esempio quando carteggio o vernicio ascolto i tutoral e in fondo sono connesso col mondo intero. Perché il digitale è una finestra che ti porta ovunque e mi è servito per guardare oltre il mio naso», racconta Maurizio, che in questo modo ha scoperto e amato ancora di più la montagna e ha cominciato a portarla fuori attraverso le sue creazioni.

«Sono diventato il falegname social della Valtellina. Oggi utilizzo Intagram, Pinterest, Facebook per dialogare con la community. E sto realizzando una serie di video per raccontare la mia azienda in modo da intercettare anche nuovi clienti. Poi c’è il blog, che mi permette di non dimenticare quanto fatto: perché inevitabilmente mi sto accorgendo di perdermi i tredici anni di lavoro». La rete diventa così un acceleratore di idee e di professionalità. E persino una memoria storica individuale e condivisa da preservare.

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

 

 

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