Il divano? I furbetti da noi sono fuoriclasse...

  • Maurizio Baruffaldi

Il quesito è talmente elementare da diventare filosofico: accettare un lavoro che non piace, con pochi diritti, una paga all'osso, un capo che ti tratta con una punta di ricatto permanente, oppure aspettare un lavoro senza troppa fatica manuale ma nemmeno troppo qualificato, e intanto intascare il reddito di cittadinanza, che vale più o meno gli stessi soldi? Ma anche: puoi pure farlo, quel lavoretto che te pias no, ma in nero. Perché l’Alleanza contro la povertà spiega chiaramente che il reddito "è congegnato in modo che si possa distribuire rapidamente il maggior numero possibile di contributi economici, anche in assenza di inserimento lavorativo". Ok, ci sono tutti i cavilli per l'altolà ai furbetti, ma non prendiamoci in giro, i furbetti da noi sono fuoriclasse. Abbiamo letto che dei lavori che non piacciono (perché troppo umili, o usate l'aggettivo che preferite) ce ne sono parecchi vacanti, ma vero è che mancano anche 200 mila professionisti nei settori trainanti del Made in Italy da esportazione, per il prossimo triennio. Solo che i nostri hanno scarse competenze tecnico-scientifiche, ed è con gli stranieri che le aziende tappano i buchi. Più che spingere giù dal divano con le norme anti, bisognerebbe spingere alla formazione, e alla responsabilità personale. E non assecondare questa carica dell'ignoranza come fosse sinonimo di purezza e ragione. L'ignoranza non fa crescere nulla. 
Cresce invece indisturbato lo sfruttamento del lavoratore: un dato di fatto, ormai metabolizzato. E allora, al posto di distribuire soldi sperando di centrare chi ne avrebbe diritto, e che comunque non produce nulla, aumentiamo le paghe a chi chiediamo totale disponibilità e rospi da ingoiare. Non si possono accettare gli 800 euro al mese, i sei/sette euro all'ora. Dare un briciolo di entusiasmo, e fare circolare più liquidi. Sarebbe il reale decreto dignità. 

MAURIZIO BARUFFALDI

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