Le periferie blues di Folco Orselli

  • Milano

MUSICA «Conosciamoci, per abbattere i pregiudizi che generano paura». È la proposta del bluesman Folco Orselli, che accompagna l’uscita del nuovo album “Blues in Mi” con un progetto incentrato sulle periferie della città. Video, concerti live, flash mob, disseminati in cinque zone lontane dal centro. Dalla Bovisasca al Giambellino, passando per Baggio e viale Monza, con un unico filo conduttore: la contaminazione. Ad accompagnarlo molti nomi di peso della cultura milanese: Terzo Segreto di Satira (che curerà cinque video girati nei quartieri),  Stefano Boeri, Gino e Michele, Bruno Bozzetto. Il primo clip col pezzo cantato in milanese (“Paolo Sarpi Blues”), ambientato a Chinatown, è già online. Il prossimo vedrà cantare insieme Orselli con un rapper, un hip hopper e un trapper milanesi, in un pezzo curato da Mario Pagani. Tre generi diversi che però possono convivere nella stessa canzone. 

Orselli, perché la periferia? 
Le periferie delle citta` se non adeguatamente “illuminate” possono diventare le periferie dell’anima. L’idea è offrire una base comune, la musica, per potersi conoscere. Per superare i pregiudizi e abbattere – almeno in parte – quel senso di insicurezza diffuso, ma spesso causato dal sentito dire. Poi per carità, ci sono anche motivi oggettivi sui quali sideve intervenire. E poi perché mi piace mettere a fuoco quanto c’è intorno al centro di una fotografia, i dettagli sullo sfondo.
 
L’arte ha dimenticato la periferia? 
Forse i grandi cantanti sì, sebbene rapper, hip hopper e trapper, hanno continuato a cantarla con linguaggio chiaro… E per fortuna non l’hanno dimenticata neanche architetti e fotografi, come Gabriele Basilico. 

Una zona che ha scoperto?
Il Giambellino, che conoscevo poco ma che sta cambiando velocemente in meglio. E poi la Bovisa, che ho visto mutare sotto i miei occhi grazie al Passante e all’università. 
La giunta Sala sa di giocarsi il suo futuro politico nelle periferie e ha annunciato forti investimenti, ma basta mettere molti soldi per cambiarne la percezione negativa? 
I soldi servono sempre e il Comune investirà 1,6 miliardi per scuole, case, parchi. Ma serve ascolto sociale: per questo ho abbracciato questo progetto. Mi piacerebbe offrire un occhio diverso rispetto al paternalismo della politica.  E devo comunque dire che la politica ha risposto. Ma non voglio farne un discorso di parte. È un progetto che vorrebbe integrare il più possibile. 

Cosa chiederebbe a Sala?
Chiederei di portare la cultura fuori dal centro: se devono organizzare la mostra di Banksy, che la facciano in periferia, costringendo così le persone ad andarci e a conoscere questi luoghi della città.  ANDREA SPARACIARI

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