La ricchezza arcinota nel mezzo dei "mea culpa"

  • Maurizio Guandalini

Bacio le mani. A Davos, nelle valli svizzere dei Grigioni, un cenacolo di bon vivant dell’economia e della politica, dicono tre o quattro robette, arcinote, sul futuro. Che ci riguarda. Ripetersi è un gioco da ragazzi. Mentre intorno si recita il mea culpa. Mea maxima culpa. Chissà se si vergogneranno un pochino a sentire che i ricchi diventano più ricchi e che diminuisce la povertà dei più indigenti? Qualcosa con i migranti dall’Africa c’entra. Così la faccenda delle ex colonie. Tante francesi, briciole quelle italiane. Spremute ancora. E la guerra di Libia per il petrolio.
Meravigliarsi dell’esodo di popolazioni alla ricerca di migliori condizioni di vita è da astuti gonzi. Come chiedersi dove abbiamo sbagliato. Da noi, seduti ai piedi della piramide, su su, alle élite, che coincidono con il portafoglio a fisarmonica. Serve niente il sapere, ma i quatren. Come si può negare che  stiamo meglio di 40, 50 anni fa? Il mix globalizzazione e tecnologie è stato fulminante. E ha giovato anche a chi stava peggio. Ovunque. Salvo imprevisti. Di cui quei morti in mezzo al mare Mediterraneo sono la cambiale. Pure il verso, aiutarli a casa loro, rimane uno slogan ideologico. Vuoto. Perché chissà mai si realizzerà. Il Piano Marshall. 50 miliardi di euro. Andiam, andiam, andiamo a lavorar. Che ideona! Ma i soldi, i besi, girano. Tanti. Tra pochi. Il film del 1974, con Alberto Sordi, “Finché c’è guerra, c’è speranza”, era la storia di un mercante arricchitosi con il commercio illecito di armi con i paesi africani. Oggi si svuotano i giacimenti di columbite-tantalite, polvere di Coltan, per produrre dei micro condensatori per gli smartphone. Loro, tanti bambini a gattoni dentro le miniere a scavare, pagano i vizi spendi e spandi. Di crescita, del nostro tenore di vita. Qualunquismo delle ceneri? Con la pancia piena la retorica viene bene. Poi c’è chi si sporca le mani e passa per cattivone. I popoli del MedAfrica sono incavolati di brutto. Basterà quella pozzanghera d’acqua a frenare la rabbia?

MAURIZIO GUANDALINI

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