Il Napoli non molla Lazio ko con onore

CALCIO Napoli-Lazio, ieri sera, è finita come all’andata: 2-1 per i partenopei (gol di Milik, Callejon e Immobile), che così inseguono la Juve a -6, mentre i biancocelesti falliscono l’assalto al 4° posto, dove resta la Roma. La Lazio ha comunque fatto una ottima partita, ed è stata viva fino alla fine, nonostante l’espulsione di Acerbi.

Contro un Napoli bucherellato dalla assenze, la Lazio comincia a fare un primo tempo frizzantissimo. In spolvero persino Milinkovic-Savic, autore di tre ottimi spunti nei primi 25’. La supremazia comunque è del Napoli, con due legni e due gol. I legni sono entrambi merito di Milik, che ne prende uno al 12’, con gran sinistro, e poi costringe Strakosha a deviare sul palo un suo colpo di testa in tuffo. Quanto ai gol, sono di Callejon al 34’ (stangata dal limite) e, al 37’, dello stesso Milik, con una punizione divina. Nella ripresa la partita si riaccende: il Napoli, con Fabian Ruiz, prende la traversa, ma è Immobile a far vedere cosa è capace di fare: prima, al 58’, sottoporta, tira di destro a botta sicura, impegnando Meret. Poi, al 65’, lanciato da Correa, segna con un diagonale rasoterra che è un colpo da bigliardo. Non male per uno che ha toccato pochissimi palloni. La Lazio, che fino a quel momento si era comportata con intelligenza, comincia a sperare, ma Milinkovic Savic rovina tutto: commette una imperdonabile ingenuità in difesa e costringe Acerbi all’intervento scomposto su Callejon. Cartellino rosso. E speranze di rimonta compromesse. Infatti finisce così.

L’amarezza di Simone Inzaghi
Simone Inzaghi fa due premesse: «L’arbitro Rocchi, internazionale, è bravissimo, ha tutto il mio rispetto. E il Napoli ha meritato di vincere. Però...». Però il tecnico della Lazio, a fine partita, ai microfoni di Sky, si è lamentato per la prima ammonizione ad Acerbi, ingiusta, e anche per la seconda, che è valsa l’espulsione: «Ha toccato chiaramente prima il pallone». Amarezza finale: «Non ce ne va bene una, ultimamente. Undici contro undici ce la saremmo giocata, anche se non si può esserne certi».

METRO

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