Di Maio: no correzioni La Ue aspetta al varco

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ROMA «Vedo che c’è tutta una parte di partiti politici italiani e di istituzioni che fanno parte dell’estabilshment che tifano affinchè l’economia italiana vada male e quindi si debba fare una manovra correttiva lacrime e sangue». Così il vicepremier Luigi Di Maio dopo la “frenata” di Bankitalia. E aggiunge: «Io non voglio che si parli di questi temi perchè noi crediamo nelle misure che abbiamo appena approvato». Ma le nubi prospettate all’orizzonte dai tecnici di via Nazionale sono pesanti: l’economia italiana viaggia verso una “recessione tecnica” e un 2019 in grigio, con una crescita stimata dalla Banca d’Italia dello 0,6%, contro l’1% programmato dal governo.

«Mancano 7-10 miliardi»

«Considerando che, con i nuovi dati sulla crescita, il deficit 2019 dovrebbe salire ben oltre il 2,4% (con rischio che superi 3%) - fa i conti Renato Brunetta, capogruppo dei deputati di Forza Italia alla Camera - la manovra correttiva dovrebbe ammontare tra i 7 e i 10 miliardi. Oltre al rischio di un prossimo downgrade per il debito pubblico da parte delle agenzie di rating. Quindi - prosegue Brunetta - qualcuno dica a Di Maio di smetterla e di iniziare a studiare la materia perchè, in questo modo, fa solo del male a se stesso, al suo movimento e, cosa più importante, all’Italia». A sostenere l’ineluttabilità di una manovra correttiva prima dell’estate è anche la Cgia di Mestre che ricorda come, dopo 10 anni, l’Italia debba ancora recuperare 4 punti di Pil e 19 di investimenti. Dunque si prospetta uno scenario di crescita debolissima per l’economia italiana.

La prova di Bruxelles

E i tempi nei quali il nostro Paese dovrà dare risposte sui conti non sono lunghi. Oggi è convocato l’Eurogruppo e domani l’Ecofin. Sarà un primo banco di prova dopo il braccio di ferro con Bruxelles e le sofferte limature che hanno portato al via libera alla manovra. Ai due appuntamenti, che oggi vedranno intorno ad un tavolo i ministri delle Finanze della sola area Euro e domani l’allargamento ai colleghi di tutti i Paesi Ue, si prenderà infatti atto dello stop della Commissione Ue alle ipotesi della procedura d’infrazione contro Roma. Ma allo stesso tempo scatterà l’annunciato stretto monitoraggio che potrebbe far arrivare rapidamente la richiesta di correzioni.

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