L’Ultima cena di Peyote all’Alcatraz

  • Milano/Musica

MILANO È un rapper di culto, che si è affermato nel corso degli ultimi anni grazie a uno stile originale e acuto, vicino alla canzone d'autore, unito a basi musicali versatili e ricercate. Tutto esaurito per il torinese Willie Peyote, domani all'Alcatraz, a chiusura del suo “Ostensione della Sindrome, Ultima cena tour”, che ha raccolto un pubblico eterogeneo e trasversale per età e stile.

È la tappa finale di oltre 100 concerti per la presentazione di “Sindrome di Tôret”, concept album uscito nell'ottobre 2017. Un lavoro ambizioso, che affronta il tema della libertà d’espressione e dei suoi limiti, in un’epoca in cui la comunicazione è cambiata profondamente a causa della tecnologia.

«L'analfabetismo è funzionale, nel senso che serve a chi comanda. Qua hanno tutti una risposta. Però qual è la domanda? È ancora valida l’affermazione del maestro Gaber “libertà è partecipazione”? E poi, a cosa partecipiamo davvero se lo facciamo da dietro uno schermo?», si chiede Willie nelle sue canzoni tra hip hop, tradizione d'autore e pop, con ampio ricorso a satira, provocazione e ironia.

Tra i pezzi più forti spiccano “Ottima scusa” e “Metti che domani”, che si affiancano ai precedenti piccoli classici come “C’era una Vodka” e “Io non sono razzista ma…”. 

Nell'attesa il club di via Valtellina ospiterà stasera il gruppo metal polacco Behemoth con At The Gates e Wolves In The Throne Room, mentre per il jazz al Blue Note ci sarà Aaron Diehl e alla Trattoria Toscana gli AT Quartet

 

DIEGO PERUGINI

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