Achille Lauro: «Sanremo sarà un esame universitario»

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MILANO È uno degli outsider del prossimo Sanremo. Amatissimo dai giovani e poco noto al pubblico generalista, il rapper Achille Lauro approda all'Ariston senza paura: «Sono molto tranquillo, alle spalle ho 150 concerti, ho suonato ovunque. Il festival sarà un esame universitario e il mio pezzo farà parlare, perché è diverso», spiega.

Il brano s'intitola “Rolls Royce”: «Non è una canzone d'amore e la trap non c'entra. Sarà bella frizzante, quasi un nuovo r’n’r, infatti ora sono in fissa con Elvis e i Beatles. E piacerà a tutti, non solo ai ragazzini». 

Il festival è solo una delle tappe dell'impegnato 2019 del 28enne romano (vero nome Lauro De Marinis). È appena uscito il libro autobiografico “Sono io Amleto”, «un romanzo educativo, motivazionale. Ti fa capire come si possa uscire dai problemi della periferia e trovare il successo».

In primavera arriverà il disco di inediti: «Ho attinto molto dagli anni ’70 e ‘80, sarà più suonato e arrangiato, con un po' di trap per i vecchi fan. Un lavoro più maturo per entrare nell'Olimpo della musica italiana».

Da maggio, il tour nei club (11 a Roma, 18 a Venaria Reale e 19 a Milano) e in autunno un docufilm sulla sua vita, prima parte di una trilogia. 

Come tanti rapper anche Lauro nei suoi testi parla a volte di droga: «Descrivo quello che accade, in periferia come nello spettacolo. Noi artisti abbiamo delle responsabilità, ma non siamo educatori. E i ragazzi capiscono il nostro messaggio». 

DIEGO PERUGINI