La partita "araba" e la fortuna da interista

  • Maurizio Baruffaldi

Ci sono casi in cui non vincere una beata mazza si rivela una fortuna, per il tifoso innamorato. Così io, da interista, potrò tranquillamente perdermi la finale di Supercoppa che si giocherà in Arabia Saudita e andarmene al cinema. Fossi stato rossonero, non so cosa avrei scelto: durissima rinunciare a una sempre più rara finale. In quell'assurdo paese non esistono libertà, c'è il regime della ricchezza inesauribile a braccetto con la legge islamica, insomma, andrebbe non solo boicottato, ma proprio dimenticato. Invece i sauditi sono nostri importantissimi partner commerciali, e la parola partner pesa, visto che solitamente si usa per indicare la persona con cui si vive. Pensa te. 
Con le dovute proporzioni, anche da noi, razzismo e discriminazioni si alimentano e diffondono tranquillamente, ma appena la cosa lampeggia allo stadio, nel sacro templio di Eupalla, allora diventa caso nazionale. E si annuncia azione solidale e in purezza. Tutta scenografia, al dunque, visto che il tessuto umano è lacero e di quello ci si veste da nord a sud. Si leggono fatti e commenti che fanno pensare: ma davvero questi che fanno, scrivono e dicono 'ste cose si possono chiamare 'italiani'? Ma torniamo alla nostra partita. Sappiamo da prima, da sempre, chi sono, questi signori dell'Arabia Saudita, ma noi italiani abbiamo l'etica della convenienza. E il pensiero liquido. Aggettivo che si presta anche a definire il soldo, guarda caso. Per cui disputarla o meno, guardarla o rinunciare, ormai, si sbaglia comunque.

MAURIZIO BARUFFALDI

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