Caccia a Cleopatra L'archeologia che ci aspetta nel 2019

  • Archeologia

Inutile negare che la scoperta archeologica più affascinante è quella inattesa. Ma intanto ci sono realtà meravigliose che aspettano di essere scoperte e sulle cui tracce si sono messi gli archeologi, i quali oggi dispongono di tecnologie che solo pochi anni fa erano inimmaginabili. Alcune realtà potrebbero avere sviluppi interessanti nel corso dell’anno appena iniziato, comprese alcune vere e proprie cacce al tesoro, sulle tracce delle tombe dei più grandi sovrani della storia, come Alessandro Magno o Cleopatra. In Egitto nell’Oasi di Siwa è stato trovato il tempio di Zeus-Amon, che Alessandro considerava suo padre: lì si cerca anche la sua tomba, che intanto viene inseguita anche ad Alessandria. La città sul delta del Nilo e le zone limitrofe sono oggetto di scavi anche per rintracciare la tomba di Cleopatra, dove sarebbe sepolto anche Marc’Antonio: anche qui alcuni indizi fanno ben sperare. E ci sono anche altre tombe su cui la ricerca avanza: ad esempio quella di Gengis Khan in Mongolia,  
Potrebbe poi avvenire l’esplorazione delle due grandi cavità individuate all’interno della Piramide di Cheope. Peraltro è in corso la decifrazione di un papiro scritto 4600 anni fa da un sovrintendente alla costruzione del grande edificio.
C’è poi Pompei, dove sono ripresi gli scavi con il 2018 che è risultato essere un anno sensazionale, dall’iscrizione che sposta in autunno la data dell’eruzione del 79 d.C. al ritrovamento di affreschi bellissimi e nuove vittime: si può sperare che arrivino ulteriori sorprese. 
Un altro grande campo di ricerca riguarda le origini dell’uomo: si succedono scoperte continue che stanno cambiando molto di ciò che sapevamo, dal dna che ha rivelato intrecci tra Sapiens, Neanderthal e Denisoviani, fino a siti archeologici che hanno rivelato l’esistenza di specie umane al di fuori dell’asse comunemente conosciuto. E sempre più si rafforza l’evidenza che l’origine dei Sapiens e la loro “uscita dall’Africa” sono state più antiche ed articolate di quanto pensato, coinvolgendo tutta l’Africa e un processo più prolungato nel tempo attraverso il Medio Oriente. C’è poi Littlefoot, lo scheletro africano quasi completo di un ominide (Australopithecus prometheus) di sesso femminile vissuto circa 3,67 milioni di anni fa che potrebbe essere stato il primo ad avere un’andatura bipede simile alla nostra. Recentissimi studi sostengono che il suo cervello fosse in parte simile a quello umano e in parte a quello dei gorilla: le ricerche sono in pieno svolgimento e potrebbero rivelare grandi segreti sull’origine umana. Anche sui Neanderthal sta cambiando tutta la nostra conoscenza. 
È poi caccia a 1400 tavolette mesopotamiche di cui si parla sul mercato nero. Infine gli studiosi sono al lavoro a Qumran per altre grotte con nuovi Rotoli del Mar Morto.

Il primo pane e il primo disegno 
L’anno appena concluso è stato eccezionale sotto il profilo archeologico. Tra i ritrovamenti alcuni sono davvero eclatanti. 
Nel sito di Shubayqa 1, in Giordania, sono stati scoperti i resti carbonizzati di un pane di 14.400 anni fa, il più antico in assoluto, prima ancora dell’inizio dell’agricoltura. Ancor più vetusto il disegno più antico conosciuto al mondo,  su una lastra di pietra nella grotta di Blombos, in Sudafrica, risalente a  73.000 anni fa. Sembra poi che il calendario dell’arrivo dei primi uomini in America vada anticipato di parecchio, a giudicare dagli utensili di pietra tra cui punte di proiettili e lame ritrovati in Texas. Molti ritrovamenti sensazionali sono poi avvenuti in mare grazie alle nuove possibilità tecniche: tra questi una nave mercantile greca di 2.400 anni fa, quasi intatta in fondo al Mar Nero.

OSVALDO BALDACCI

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