Nuovo ordine linguistico, nasce un "animally correct"

  • Maurizio Zuccari

Non si prenda mai più il toro per le corna. Si dica invece: prendi il fiore per le spine, più gentile e meno periglioso, anche se doloroso. Bastonare un cavallo morto? Orrore. Si dica piuttosto: pasturare un cavallo sazio. Anche la frase: comincia un altro giorno al circo, con cui i nordamericani designano il lunedì lavorativo, non va bene. Meglio dire: un’altra salita con gli sherpa, con buona pace dei portatori nepalesi, meno suscettibili e bisognosi di difesa di cagnolini, elefanti, tigri e animali da circo. È uno stupidario di rara mestizia quello pubblicato da Peta – People for ethical treatment of animals – la potente lobby animalista che lotta per la fine dello sfruttamento animale per finalità alimentari, commerciali e ludiche. «Le parole contano – recita il nuovo ordine linguistico – e siccome la nostra comprensione della giustizia sociale si sviluppa, così evolve con il linguaggio». Ecco dunque una guida per “togliere lo specismo dalle conversazioni quotidiane”. Roba da ridere? Mica tanto. L’intento del manualetto va oltre la raccomandazione a un linguaggio “animal friendly”, all’insegna del buonismo sfrenato e del politicamente corretto. In Australia il Labour party chiede il riconoscimento di 33 generi sessuali, onde evitare ogni discriminazione. I traduttori più progressisti hanno da tempo espunto termini offensivi quali negro e zingaro. Le case editrici attente ai piccoli non si peritano di riscrivere Cappuccetto Rosso, cassando la parte in cui il povero lupo è squartato. L’abbecedario di Peta è un altro passo verso la dittatura delle buone parole contro il buon senso. I polli siamo noi.

MAURIZIO ZUCCARI

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