Occupavano le case Aler ma non chiedevano soldi

  • Milano

CITTA' «Non sono occupazioni alla Robin Hood per dare casa a chi ne ha diritto. Il fine dell’equità sociale è solo una ipocrisia perché il gruppo antagonista non rispettava le graduatorie e assegnava le abitazioni ad amici e a chiunque potesse garantire un supporto al gruppo e allargare in questo modo la base del consenso nel quartiere». Così il procuratore Nobili ha spiegato il sistema organizzato da alcuni appartenenti al Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio arrestati ieri che ha portato ai domiciliari 9 persone  (7 italiani, un colombiano ed un peruviano). Sono accusate di associazione a delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di immobili e alla resistenza a pubblico ufficiale. Gli indagati sono 75, le occupazioni almeno 50. «Bisogna riconoscere che gli arrestati non hanno guadagnato soldi. Viene contestata l’associazione a delinquere, ma senza fini di lucro,  come invece fa chi gestisce il racket delle case popolari in maniera mafiosa», ha aggiunto Nobili. Tutt’altra la ricostruzione dei comitati e dei membri del centro sociale “Base di solidarietà popolare”, i quali, nel respingere l’accusa di racket, ricordano come «non sia mai accaduto che il comitato chiedesse soldi per aiutare qualcuno a prendersi una casa». Anzi, ricordano di aver organizzato attività di aiuto al quartiere come «doposcuola per i bambini, corsi di italiano per adulti e adolescenti, mensa popolare, e distribuzione gratuita di cibo per gli indigenti». Nella serata di ieri, hanno poi organizzato un corteo partito da piazza Tirana.

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