Così l'uomo combatte con la sua bestialità sessuale

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INTERVISTA Il pensiero dominante del maschio? Il sesso. La conferma, arriva da uno di loro, lo scrittore Francesco Piccolo che nel suo ultimo libro “L’animale che mi porto dentro” (Einaudi, p. 240, euro 19,50) - biografia in forma di romanzo dove molto c’è della sua vita – viene allo scoperto. Il protagonista della storia, che ha il suo stesso nome, se sta parlando con una collega, con la mamma di un compagno di scuola di suo figlio, con la barista perché vorrebbe un cappuccino più caldo, sotto ha sempre un pensiero: “con lei farei sesso, chissà come è nuda”. Questo, in sintesi, il libro, anche un grido d’aiuto su come far pace con l’animale brutale che sarebbe presente in ogni maschio.

Francesco Piccolo, quanto è stata difficile questa ammissione di bestialità?
Non è facile per chi la subisce ma non è facile neanche per chi ce l’ha dentro. Diciamo che la bestialità maschile è un problema complesso. In questo senso io riabilito il maschio dal punto di vista della sua complessità. Dentro ogni maschio, per tutta la vita, c’è una lotta. La parte più sensibile ed evoluta deve fare i conti con una parte più insensibile e involuta.

L’animale che vi portate dentro, citazione da una canzone di Franco Battiato, è un alleato scomodo o una maledizione di genere?  
E’ qualcosa di sempre presente. E che di generazione in generazione si evolve pochissimo. Ci si può convivere, la si può addomesticare. Si può cercare di essere degli individui e non un maschio che fa parte della categoria maschile in generale.

Ma noi donne come facciamo a fidarci di voi maschi?
Beh, nel libro dico chiaramente che non vi potete fidare di noi malgrado lo sforzo che facciamo. Come lo sforzo di Nino Sarratone, uno dei protagonisti de “L’amica geniale” (di cui Piccolo è sceneggiatore, ndr) di Elena Ferrante, che alla fine non ce la fa a essere meno brutale di suo padre Donato.

Il protagonista, famoso scrittore e vincitore di un premio importante come lei, tradisce la moglie, ha un’amante, è adorato dalla sua traduttrice e sente l’ onnipotenza di chi può fare quello che vuole. Nessun senso di colpa?  
La sua è una richiesta femminile. Non si può chiedere al maschio di essere migliore di quello che è. Quello che conta qui è il tentativo di essere una persona, di allontanarsi dall’animale.

ANTONELLA FIORI