Quell'albero ci ricorda che arriva la recessione

  • Maurizio Guandalini

Da Spelacchio a Spezzacchio. E’ la metamorfosi natalizia dei numeri. Infettati dal virus recessione. Mortificati. Nelle potenzialità. Non si dà il massimo. Il contrario della crescita. Eraclito, solo lui, diceva che l’armonia nascosta vale più di quella che appare. Alcuni consigli, da artigiano dell’economia, me li sento di dare. Non per fare pendant con Goldman Sachs, l’agenzia privata di valutazione finanziaria più quotata al mondo, ma per accostare il senso comune a un passaggio critico. Da noi previsto, su Metro, qualche mese fa. Da un torrino di osservazione scremato da schiamazzi dei fan verso i giallo verdi, già risucchiava burrasca.
Due tendenze. Una, i giovani aspirano, in aumento, ad un posto fisso nella pubblica amministrazione. Effetto reddito cittadinanza. Di un paese che tende a sedersi invece di alzare le chiappe e rischiare. Immerso in un gravame di scartoffie fiscali inasprite dall’assurdità della fattura elettronica che andrebbe soppressa. O tenuta per cospicui giri d’affari. Due, chi pensava di andare in pensione, tolto l’inciampo della Fornero,  sta decidendo di restare al lavoro fino alla scadenza degli anni utili. Depotenziate le riforme cardine, la scusa dello scatafascio dei mercati internazionali calza a pennello. Con Bruxelles ci si potrebbe accordare per una manovra solo investimenti, fuori dal deficit.

La mossa del Qatar che se ne va dall’Opec, il cartello dei paesi che fissano il prezzo del petrolio, non è solo un affare di screzi tra fratelli del Golfo. Gli emiri si concentreranno nell’estrazione di gas. Decideranno loro quanto produrne e a che prezzo. I rimbalzi alla pompa di benzina, dalle parti di Putin zar armato fino ai denti contro l’Ucraina, zona gasdotto che approderà in Puglia, arriveranno. Provocando alti e bassi nel salvadanaio. Tante ragioni per riscrivere provvedimenti economici di tigna. Intendendo con esso la costruzione di opere e infrastrutture che ci rendano meno dipendenti dall’estero. In caso di recessione.

MAURIZIO GUANDALINI

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