L'azienda agraria connessa con il mondo

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Mangiare è un atto agricolo, dichiarava Wendell Berry. E dal Kentucky faceva il giro del mondo. Oggi quel pensiero è alla base del fare impresa per la famiglia Guerrieri.
Siamo sulle colline pesaresi, a cinquanta chilometri sia da Ancona che da Rimini. E questa è la storia di una realtà presa letteralmente d’assalto ogni anno in estate da migliaia di turisti. C’è il wine tour certamente, ma non solo. Perché la forza è la diversificazione del prodotto: vino, ma anche olio e grano. E quindi pasta. «Ogni cosa che ingeriamo ci ricorda il ciclo di vita partito da un seme. E in Italia stiamo dimenticando il cibo che portiamo a tavola», racconta Luca Guerrieri, 62enne imprenditore agricolo nato a Fano, una laurea in economia e commercio e l’impegno sin da giovane nell’impresa di famiglia. «Siamo agricoltori da cinque generazioni. E con i miei figli arriviamo alla sesta. Io sono entrato intorno al 1982. In quel periodo terminava la mezzadria dopo sette secoli. Di fatto si abbandonava una forma di micro-parcellizzazione diffusissima. Soltanto nelle Marche si contavano 100mila case coloniche», ricorda Luca. Il passaggio è stato manageriale, con un cambio di gestione. Oggi nell’impresa lavorano 35 collaboratori. Compresi i figli di Luca, Alberto e Maria Giulia, entrambi con laurea e master in Università Bocconi.
All’inizio c’erano cinque ettari di vigneto, oggi cinquanta. E aumentano di due o tre all’anno, attenendosi alle regole europee. «Abbiamo compreso l’importanza di arrivare al consumatore finale, garantendo la filiera. Iniziamo la raccolta dell’uva ad agosto per terminarla a gennaio. Se facessi solo questo perderei tanto valore e non riuscirei a garantire continuità». Così da ottobre la squadra si trasferisce nei trenta ettari di oliveto e nel frantoio: nei mesi invernali si lavorano le olive e si produce l’olio. E poi ci sono 120 ettari coltivati a cereali. «Anche perché le Marche sono la terza regione di produzione di grano duro, dopo Puglia e Sicilia. Ma fino a qualche anno fa non avevamo una pasta fatta col grano marchigiano».
Olio, vino, pasta, Diversificazione e controllo della filiera produttiva. «L’uomo è quello che fa ancora la differenza assoluta nel nostro lavoro, in un progetto nel quale produrre cibo comporta passione e competenza».
Tra i vini qui si punta sui vitigni autoctoni, come il bianchello del Metauro e i Colli Pesaresi Sangiovese, i due doc del territorio. «Ma stiamo monitorando anche un vino realizzato con 35 viti differenti. Sono studi legati al cambiamento climatico in atto, ma anche al gusto del consumatore che sta evolvendo nel tempo».
C’è il mercato territoriale con le serate di degustazione e la fattoria didattica. E poi quello globale, con le fiere e l’e-commerce su Aziendaguerrieri.it. «Esportiamo in 26 Paesi del mondo. E cresciamo del 20% all’anno».

GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti

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