Paralisi: la speranza passa da un esperimento

  • Medicina

Svizzera Un uomo, con una lesione al midollo spinale e costretto sulla sedia a rotelle, è riuscito a camminare grazie a una nuova rivoluzionaria tecnica, una stimolazione elettrica che compensa il danno subito a livello del midollo spinale. 
Esperimento a Losanna 
L’esperimento, realizzato dai ricercatori dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Losanna e pubblicato su Nature, ha utilizzato impianti di stimolazione elettrica nel midollo spinale per portare i messaggi dal cervello, attraverso la zona danneggiata del midollo, in una parte non danneggiata più in basso. Grazie all’impianto, anche altri due uomini sono riusciti a recuperare il controllo dei muscoli delle gambe. Gli effetti della cura sono perdurati oltre la stimolazione elettrica e «tutti i partecipanti hanno registrato qualche miglioramento nel movimento muscolare anche dopo la terapia di stimolazione».
Risultati sorprendenti
Anche se i risultati sono sorprendenti, i ricercatori insistono nel sottolineare che la terapia - chiamata “stimolazione elettrica epidurale” - è ancora nelle fasi iniziali e non è ancora chiaro chi possa sottoporsi a questo tipo di cure. 
Già a settembre le riviste Nature Medicine e New England Journal of Medicine avevano riferito di tre persone, tutte paralizzate agli arti inferiori, tornate a camminare di nuovo, grazie a un impianto elettrico, fissato al midollo spinale e che permette di “aggirare” la lesione dando ai muscoli le istruzioni di movimento, inviate dal cervello. Un successo raggiunto dai gruppi di ricerca statunitensi della University of Louisville, in Kentucky, e della Mayo Clinic, in Minnesota. Anche in questo caso, il sistema sperimentato non ripara le lesioni, ma le “aggira” stimolando i nervi inferiori del midollo spinale; e questo permette ai segnali provenienti dal cervello di raggiungere i muscoli interessati, in modo che una persona possa controllare di nuovo i suoi movimenti. Quando la stimolazione si spegne, non avviene più alcun movimento in modo consapevole. Il neurochirurgo Kendall Lee ha espresso soddisfazione, ma anche cautela: «Siamo ancora in una fase molto precoce della ricerca».

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