Paolo Conte, anima jazz senza tempo

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MUSICA Paolo Conte dal vivo. Tutto esaurito per due sere agli Arcimboldi di Milano per l’avvocato astigiano, da poco uscito con “Live in Caracalla – 50 years of Azzurro”, album registrato con un’orchestra d’eccezione alle Terme di Caracalla a Roma. In scaletta ritroviamo una carrellata di classici con l’aggiunta dell’inedito “Lavavetri”. «Ma niente messaggi sociali. A Torino ho incontrato un lavavetri, molto bravo e simpatico. Mi ha fatto tenerezza. E ci ho scritto una canzone», spiega il Maestro. Che però esclude nuovi dischi a breve. «Sono in pausa,  mi diverto con pittura e disegno. Poi, chi lo sa: l’ispirazione viene e va, e tu devi essere in grado di prenderla al volo». Si parla anche di “Genova per noi”, classico che oggi suona ancora più malinconico. «Provo compassione per città e vittime. Ma Genova si tirerà su».

I 50 anni di “Azzurro”

Si torna al disco, che celebra 50 anni di “Azzurro”: «Avevo capito subito che era un pezzo vincente. L’ho scritto pensando a Celentano: se l’avessi cantato io, sarebbe rimasto al palo». Conte è oggi un 81enne sempre innamorato del jazz: «Ha una teatralità che non trovo altrove. Il jazzista ti arriva davanti e ti racconta una storia. Ai giovani consiglierei di ascoltare Louis Armstrong,  Art  Tatum ed Earl Hines». Qualcuno, fra il serio e il faceto, vorrebbe candidarlo al Nobel. «L’idea mi fa piacere e mi diverte. Il Nobel a Dylan per me era giusto anche se non era un letterato. Però noi artisti italiani siamo anche meglio di quelli americani. L’italiano è lingua difficile da mettere in musica. E mi sembra che i cantautori di ieri abbiano un pò di spessore in più di quelli di oggi». Ultime battute sulla situazione del “suo” Milan: «Ho visto la partita contro la Juve e mi ha fatto compassione lo sfogo di  Higuain, che è una brava persona. Ma si riprenderà.  Gattuso mi piace, ma forse ci vorrebbero degli innesti nella formazione.  Certo che lo strapotere della Juve è insopportabile».

 

 

DIEGO PERUGINI

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