La passione? «Un lavoro contro l'infelicità»

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SAGGI E’ possibile fare dalla passione il motore della nostra esistenza? Siamo soliti pensare alla passione come qualcosa che ci trascina e ci porta a sbagliare, ma in realtà non è così. siamo soliti credere che la passione sia solo quella amorosa ma c’è anche la passione per il proprio lavoro, per un’esistenza dedicata agli altri come ci spiega lo psichiatra Paolo Crepet  che nel suo ultimo libro “Passione” (Mondadori, p. 200, euro 19) raccoglie, sul tema, una serie di racconti, storie e incontri con personalità della cultura, dell’arte, tra cui l’architetto Renzo Piano e il jazzista Paolo Fresu ma anche personaggi meno conosciuti.

Professor Crepet, che cos’è la passione?
La passione è il fondamento dell’esistenza. Il problema è che oggi non se ne vede molta in giro perché la passione è molto faticosa, è un lavoro vero e proprio. Non ci fa piacere far fatica e quindi quello che viene più spontaneo è dire: abbattiamo le pretese e guardiamo a giorno per giorno, non al futuro.

Questo a che cosa porta?
Esattamente al contrario della passione, ovvero all’apatia, a vivere in uno stato quasi vegetativo dove si insinua facilmente l’infelicità.

La passione sembra non tanto un istinto ma qualcosa di più complesso, anche di difficile da perseguire, che non tutti si possono permettere.
In realtà non è così. La passione di cui io parlo è il motore della vita che però, ripeto, è molto costoso. Bisogna cercare di capire che la nostra passione pretende da noi ogni giorno qualcosa, un impegno che ci fa diventare sempre più competenti, come del resto accade in amore dove la passione amorosa si impara.

Passione come identità?
Direi come necessità, come l’essenza stessa della vita. E ricordiamoci che chi non si segue la passione si atrofizza, sopravvive e non vive.

I nemici della passione?
La supponenza e il fatto di voler essere tutti uguali, omologati anche nelle passioni. E’ vero che abbiamo tutti gli stessi diritti ma dire che “uno è uguale a uno” equivale a uccidere la passione perché siamo tutti diversi. E tra l’altro ci appassiona proprio chi è diverso da noi, non chi è uguale a noi.

ANTONELLA FIORI