Sempre più giovani con disturbi dell’udito

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SALUTE. In Italia l'11% della popolazione ha disturbi uditivi di varia entità e per affrontarli nel modo migliore sono fondamentali i rapporti fra le associazioni di pazienti e la sanità pubblica. A confermarlo l'indagine realizzata da Cochlear Italia presentata a Roma che ha preso in esame: l'accesso alle cure, i costi occulti, le attività di sensibilizzazione e sostegno. E le strutture sanitarie eccellenti, con ottimi legami associativi soprattutto al centro e al nord ovest. Per quanto riguarda la diffusione della patologia sono le fasce più giovani a preoccupare: sempre piú ragazzi rischiano una perdita uditiva permanente. Il 95% di chi ha tra i 18 e i 24 anni ignora infatti gli avvisi di

volume dei dispositivi mobili ascoltando musica al massimo. Anche se  la maggior parte di chi ha problemi di udito ha più di 74 aumentano i casi di ipoacusia fra i 15 e i 24 anni secondo lo studio "Anovum Euro Trak 2017”. Nell'incontro è emerso anche che oltre il 50% di chi ha questi deficit non si è mai sottoposto a un esame audiometrico per resistenze psicologiche. E in tanti rinunciano a intraprendere percorsi di terapia basati sugli impianti cocleari o sugli apparecchi acustici (secondo l’Oms 72 milioni di persone potrebbero beneficiare di questi dispositivi).

Sul fronte dei percorsi di crescita degno di nota l'esempio innovativo del Cabss, il Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi Onlus fondato da Roberto Wirth, proprietario dell’Hassler di Roma. Propone metodi rivolti a bimbi dai 3 mesi ai 6 anni per costruire delle mappe cognitive con cui “ascoltare” il futuro. I programmi sviluppati dalla direttrice Stefania Fadda sono messi a punto  all’interno di un laboratorio multisensoriale. Con stimolazioni visive, uditive, tattili e olfattive e tecniche per lo sviluppo della consapevolezza di sé,dell’altro e dell’ambiente (info www.cabss.it)

 Il problema dei deficit uditivi è un problema sanitario, sociale ed economico molto piú diffuso di quanto si immagini. Basta pensare che l’ipoacusia invalidante a livello globale interessa ben 460 milioni di persone. Vale a dire oltre il 5% della popolazione mondiale. E si prevede che in futuro questo numero triplicherà salendo a 1,2 miliardi entro il 2050.

LUISA MOSELLO

 

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