Quella carogna di spread e l'incubo del rating

  • Maurizio Guandalini

Pensavo al giudizio sulla manovra. Al valore. Si sono espressi perfino i sassi. Contro, inequivocabilmente. Una botta la dà anche chi in apparenza dovrebbe essere fervido sostenitore. Il Ministro Savona, nel salotto di Vespa, imperturbabile,  ha affermato che se si mette male il Governo è pronto a cambiare il Def. E’ come dire ai detrattori, prego accomodatevi e dateci dentro. Infatti lo spread sta come la carogna appeso in un andari e vieni scandito da un metronomo da thriller. In attesa del fatidico rating. Una valutazione. Un giudizio sull’affidabilità dell’Italia di ripagare il debito. Da AAA, il top, vai tranquillo. A D, il fallimento. L’Italia è BBB, non malaccio, per ora può andare. Due gradini sotto c’è la fase junk, le diverse sfumature del titolo spazzatura.

Quello che non mi convince è perché nella platea di criticoni dobbiamo pendere dalle labbra di agenzie private che ci hanno preso poche volte. Espressione per lo più di conflitti di interesse (sono partecipate da multinazionali che poi ricevono la valutazione da coloro che finanziano) e causa del caos finanziario nel 2008, con Lehman Brothers. Senza paura. Le inglesi e americane Fitch, Standard e Moody’s sono figlie della trasandatezza europea. Nel 2012 Mario Draghi auspicava «che bisognerebbe imparare a vivere senza agenzie di rating e  fare meno affidamento sui loro giudizi». Perché non c’è una agenzia di rating italiana o diretta emanazione dell’Europa? Non per sentirci dire che il debito non c’è più, o per cacciare il presidente Inps  ma per creare un sistema di valutazione comune inoppugnabile.
Il trend topic “balie e nemici della manovra italiana” è inesauribile. Ma non tutte le fonti che giudicano i governi sono esempi di lungimiranza. Il Fondo Monetario (che insieme ai report di Bce e Commissione europea sono i più consultati dalle agenzie di rating prima di esprimersi) spicca per risultati discutibili. E pure l’econometria della Fed sballa Wall Street e fa imbestialire The Donald. Più tycoon che politico.

MAURIZIO GUANDALINI

Articoli Correlati
Maurizio Guandalini

E il cagnesco Kim-Trumpdiventò trottolino amoroso

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Se anche Versacese ne va in America

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Se anche Versacese ne va in America

L'opinione di Maurizio Guandalini