Scoprire la dolcezza tra le sbarre di una galera

  • Libri/Isola di neve

ROMA Una ragazzina vissuta con un padre violento e bevitore che si innamora di un galeotto. Che relazione c’è tra quello che abbiamo vissuto in famiglia e il nostro destino sentimentale? Una domanda cruciale nell’ultimo romanzo di Valentina D’UrbanoIsola di neve” (Longanesi, p. 512, euro 18) che ci regala un vero e proprio affondo nel cuore femminile.   

C’è un rapporto tra il padre di Neve, la protagonista del libro, e l’uomo di cui si innamora? 
«Forse è più calzante parlare di paradosso: Il padre è un uomo violento che la disprezza, e l’unico che sia davvero gentile con lei, che riesca a vederla per ciò che è, è un uomo detenuto in un carcere di massima sicurezza».

L’attira il fatto che sia un amore proibito? 
«Amore proibito lo diventa dopo. All’inizio è solo la curiosità di una ragazza di 17 anni che ha intravisto in quell’uomo bello e misterioso uno spiraglio sul mondo al di là del mare e che lei non ha mai visto».

È un modo per capire meglio se stessa?
«Forse un modo per capire che non sempre meritiamo il nostro destino. Neve è preparata a una vita di stenti e percosse. Andreas, nonostante sia in carcere, le fa capire che non è così. Che può ribellarsi».

Lei ha sempre affrontato nei suoi libri i temi del disagio, delle periferie. 
«L’isola di Novembre, il luogo dove è ambientato il romanzo è in qualche modo, in effetti, un’altra periferia, un luogo marginale , abitato da personaggi che fanno fatica a vivere nel mondo reale. Cambia la storia e lo scenario, ma i temi restano invariati».

Perché ha scelto proprio un’isola?
«Perché ho un amore profondo per i luoghi irraggiungibili, inospitali e respingenti».

ANTONELLA FIORI