Ma galeotto fu il non-cannolo

  • CARLO BARBIERI

Giuseppe uscì dalla famosa pasticceria reggendo con due dita il fragile cannolo appena riempito di crema di ricotta. 
Ne aveva una voglia irresistibile da quando si era svegliato, e aveva programmato il peccatuccio rinunciando alla solita colazione a base di marmellata e fette biscottate per non sconvolgere troppo il bilancio calorico della dieta. 
La mente e gli occhi erano solo per lui, per quel tentatore con la mezzaluna di scorza d’arancia che sembrava sorridergli, in quel meraviglioso istante che separa il desiderio dal godimento totale. 
Spalancò la bocca e alzò gli occhi al cielo mentre quella squisitezza entrava nella sua bocca come un treno in galleria... e fu per questo che non vide la ragazza. 
L'urto fu frontale e non si seppe mai se il cannolo si era sfracellato per la botta o per una contrazione involontaria della mano. 
Ma il risultato fu che quello, esploso immediatamente in briciole mescolate con crema e gocce di cioccolato, si trovò equamente spalmato su due visi che passarono rapidamente dalla sorpresa alla risata. 
Lei fu la prima a riaversi, e dopo avere raccolto con un dito un po’ di crema dalla propria guancia, se lo leccò e disse:  "Buono. Mi spiace però, adesso è tutto rovinato". Lui la guardò con interesse usando l’unico occhio non cremacchiato e le rispose: "Come cannolo è finito, ma come non-cannolo forse ha un futuro. Ce ne prendiamo un altro?". 
Da un cannolo può nascere un non-cannolo, e da un non-cannolo… chi lo sa.

CARLO BARBIERI

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