In Emilia i falegnami del riuso

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Due vite che si intrecciano quelle di Francesca Vicenzi e Marco Mattioli. Per amore e per lavoro. Entrambe nel segno della ripartenza sostenibile nella verde terra emiliana. Perché Francesca e Marco hanno deciso di mollare tutto e di ricominciare da Pavullo nel Frignano, diciottomila anime tre le colline modenesi che fanno da spartiacque ai fiumi Panaro e Secchia. Per Francesca, 42enne della provincia di Modena, un diploma in ragioneria e poi subito un lavoro da vera globetrotter in un ufficio estero di una multinazionale. Compreso un anno e mezzo in Australia. E poi l’assunzione a tempo indeterminato in banca. E la decisione di mollare tutto per seguire la propria passione. «Per molti sono stata folle, ho lasciato un lavoro sicurissimo per i miei sogni. Ma ho avuto sempre la famiglia al mio fianco». Per Marco, 36enne bolognese, un diploma da geometra e poi il lavoro per sedici anni nell’impresa edile del papà. Poi la recessione che ha portato alla chiusura dell’azienda. Ma nel frattempo Marco ha imparato a fare tantissime cose con le mani. E soprattutto non si è dato per vinto.

Così Francesca e Marco sono diventati falegnami social focalizzati sul recupero dei mobili. La loro impresa si chiama Upcycling Italy.

Una passione che Francesca ha ritrovato nel lavoro di Papà Carlo, oggi 72enne e per una vita falegname. «Ha costruito da sempre dei mobili meravigliosi, come faceva peraltro mio nonno Guido. Noi stiamo seguendo le loro orme, declinandole nella sostenibilità».

Questa modalità di design circolare nasce da un loro viaggio in Inghilterra. Così il loro garage è diventato un vero e proprio laboratorio di cinquanta metri quadrati superaccessoriati. Anche la lezione sugli spazi arriva da Oltremanica. «Lì c’è una tradizione consolidata sull'upcycling. E così abbiamo capito che potevamo compattare. Oggi nel nostro laboratorio faccio anche le foto per i social». Per Francesca l’upcycling non è solo una filosofia di lavoro, ma una vera e propria filosofia di vita. «D’altronde sono figlia di due generazioni di falegnami emiliani e da sempre mi sono interessata ai mobili. Ho girato tutto il mondo in gioventù per non fare il lavoro del mio papà. E poi sono finita a farlo per davvero».

Pionieri del recupero. Anche perché nei casolari di campagna emiliani ci sono oggetti magnifici, spesso considerati un ingombro, raccontano. «Però le persone hanno sempre moltissime idee su come personalizzare la casa, anche se spesso non sanno a chi rivolgersi». Un lavoro itinerante quello di Francesca e Marco. Perché questi due falegnami del riciclo si spostano in ogni angolo d’Italia: Valle D’Aosta, Riccione, Mantova, addirittura Lampedusa. «Il primo contatto avviene anche via WhatsApp, poi partiamo per prendere i mobili, li lavoriamo e li rispediamo».

Oggi Francesca e Marco utilizzano soprattutto Facebook e Instagram e nel social fotografico sono raggiungibili al profilo Upcycling Italy. Su Facebook hanno iniziato a sperimentare l’e-commerce e hanno anche un profilo su Subito.it.  «Oggi stiamo recuperando mobili degli anni ‘50 e ’60. Lavoriamo il legno, la noce, il castagno, l’abete. E poi i legni dolci della zona emiliana come il pero e il ciliegio».

Un lavoro che è anche ricerca. «Recuperiamo mobili che sarebbero destinati alla discarica. E lasciamo che questi oggetti ci parlino. Scoprendo che hanno sempre qualcosa da dirci, mentre li portiamo a nuova vita».

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

 

 

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