«Per “Mio figlio” ho lavorato senza copione»

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ROMA Dove può arrivare un padre? A quale scelta, azione, violenza pur di riportare a casa il figlio rapito? Lo si vedrà in “Mio Figlio”, da domani al cinema, che Christian Carion gira col suo attore di sempre, Guillaume Canet, un thriller in forma di incubo che, però, «non vuole essere un’apologia del farsi giustizia da soli, non è “Il Giustiziere della notte”.

Signor Canet, chi è questo padre? 
«Un padre che è stato troppo assente in  famiglia, che ha privilegiato il suo lavoro e che, di colpo, capisce che suo figlio è la cosa più importante.,Ora che sono diventato padre capisco cosa significa».

È vero che ha dovuto lavorare senza copione? 
«Carion mi ha detto che voleva farlo  così perché questa è la storia di un uomo che non sa a cosa va incontro: voleva che anche io mi trovassi nella stessa situazione, quella di un uomo che non sa cosa fare, non ha modo di prevedere cosa succederà e passa attraverso ogni tipo di emozione e di azioni». 

Tornerebbe su un set per lavorare così? 
«Assolutamente sì. È stata un'esperienza talmente folle che ora sento di essere pronto a qualunque cosa. Non ho più paura di nulla. Fino a ieri  un tecnico che parlava sul set mentre recitavo mi avrebbe infastidito: ora ho imparato  a recitare senza vedere o sentire cosa succede intorno, completamente immerso nel ruolo. Questa esperienza mi ha fornito molte risposte e mi spinto verso la regia».

SILVIA DI PAOLA