Scontro sulle risorse Parte l’attacco a Tria

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Roma  Passano i giorni, si succedono le riunioni, il nodo resta sempre lo stesso: quello delle coperture. Sulla tenuta dei conti pubblici vigila il ministro dell’Economia Giovanni Tria, bersaglio di un vero e proprio assedio dei partiti di governo che insistono per ottenere le risorse necessarie a realizzare le rispettive promesse elettorali. Di smentite di malumori e rassicurazioni ce ne sono registrate tante. Ma che il malcontento ci sia lo confermano le dichiarazioni del leader pentastellato Luigi Di Maio che, pur assicurando che «nessuno ha chiesto le dimissioni del ministro Tria«, chiede che «il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà». «Gli italiani in difficoltà non possono più aspettare», incalza Di Maio, convinto che «lo Stato non li può più lasciare soli». E un ministro «serio», insinua, «i soldi li deve trovare».
Il Carroccio non si discosta da questa linea: «L’esigenza che il vicepremier solleva è sacrosanta - osserva il presidente della commissione finanze del Senato Alberto Bagnai -. Bisogna cominciare a dare respiro alle famiglie con reddito più basso».
Tria vorrebbe bloccare l’asticella del deficit all’1,6%, e anche ieri ha dato rassicurazioni sulla riduzione del debito, ma i partiti guardano verso e oltre il 2%, una strategia che consentirebbe se non di realizzare almeno di avviare reddito, pensioni e quota 100, flat tax. L’idea di affidarsi a una spending review generale, come paventato al termine del vertice economico di lunedì, per «tagliare tutti i rami secchi», per dirla alla Di Maio, deve fare i conti tra l’altro con il fatto che il Def deve essere presentato entro il 27 settembre, la legge di bilancio entro metà ottobre. All’appello mancano ancora circa 12 miliardi di euro, distribuiti come è ancora tutto da capire, perché gli scetticismi da una parte e dall’altra non mancano. C’è poi il tema della “pace fiscale”, che darebbe soldi ma ai 5 Stelle sembra assomigliare troppo a un condono. Tria invece ha insistito su meno tasse sulla classe media.

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