I punti deboli del decreto su Genova

  • Carlo Stagnaro

Lo schema di Decreto per Genova approvato dal Consiglio dei Ministri non scioglie i problemi che hanno finora impedito di procedere alla demolizione dei tronconi del Ponte Morandi: la nomina e i poteri del Commissario e le regole d’ingaggio per la ricostruzione. La ragione sta probabilmente – oltre che nei dissidi interni alla maggioranza – nella difficoltà di conciliare i bellicosi propositi espressi dal premier Conte e i ministri Di Maio e Toninelli con le norme europee in materia di appalti, da un lato, e l’esigenza di trovare una soluzione la più rapida possibile, dall’altro. Il Governo ha dichiarato urbi et orbi l-intenzione di affidare i lavori a Fincantieri, facendo pagare il conto ad Autostrade a cui nel frattempo verrebbe ritirata la concessione. E’ evidente che questo disegno si scontra con tre realtà. La prima – spesso richiamata dal Governatore ligure, Giovanni Toti – è che ogni ulteriore passaggio burocratico allunga i tempi, mentre la città e la regione hanno bisogno di ripristinare la viabilità con la massima sollecitudine. Il secondo punto riguarda le modalità dell’affidamento dei lavori: anche dando per scontato che Fincantieri sia in grado di svolgere il compito, un appalto di queste dimensioni difficilmente può avvenire al di fuori di una procedura competitiva. Le eccezioni previste a livello europeo fanno perno sull’urgenza: ma, in questo caso, la fretta non dipende da cause di forza maggiore, bensì dalla volontà politica dell’esecutivo di tagliare fuori Autostrade. Il terzo tema è, appunto, il rapporto col concessionario: se Palazzo Chigi insiste con la decadenza della concessione, si aprirà un’aspra battaglia legale, che potrebbe costare ai contribuenti svariati miliardi di euro tra il rimborso degli investimenti già effettuati da Autostrade e non ancora ammortizzati, e gli eventuali indennizzi. I politici dovrebbero capire che le azioni hanno conseguenze e che l’arte del governo consiste nel fissare delle priorità: le attuali impuntature rischiano di allontanare il ritorno della normalità a Genova, e di mettere il paese in mora sia nei confronti di Autostrade, sia verso l’Europa. Servirebbero meno paroloni e più sangue freddo.

CARLO STAGNARO

Istituto Bruno Leoni

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