Nel 1940 la prima city car progettata dal Campidoglio

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ROMA Era il desiderio del Principe ingegnere Giangiacomo Borghese, Governatore di Roma dall’agosto 1939 al luglio 1943: una vezzosa mini cabriolet a due posti con parabrezza in plexiglass e cappottina ribaltabile, silenziosa ed ecologica, in grado di viaggiare in città per 100 km ad una velocità sino a 40 km/h. Sono sorprendenti i carteggi conservati dall’Archivio Storico Capitolino e il brevetto risalente a 78 anni fa, con disegni e schemi tecnici, custodito dall’Archivio Centrale dello Stato che svelano una pionieristica “vetturetta elettrica” a tre ruote (due davanti direttrici e la posteriore motrice) con telaio in tubi d’acciaio e carrozzeria in legno e alluminio.

Il Governatore Borghese: «Ne voglio due»

L’avevano progettata alla fine degli anni Trenta gli ingegneri Ferdinando Bordoni e Mario Ferrero per l’azienda capitolina Agea (attuale Acea). Un avveniristico veicolo urbano, antesignano di quelle city car green oggi tanto in voga. Il brevetto fu richiesto il 17 settembre 1940, ma la prima traccia documentale risale alla fine del 1939. È una lettera nella quale il Governatore Borghese - insediato da tre mesi in Campidoglio - scrive al Commissario Agea, Enzo Casalini: «Mi risulta che codesta azienda ha in corso di costruzione una speciale autovettura elettrica. Vi prego di voler disporre che siano costruite due delle predette vetture per conto del Governatorato».

Autonomia di 100 km

Il 18 novembre 1940, con l’Italia in guerra da 5 mesi, gli ingegneri Bordoni e Ferrero ragguagliano l’Eccellenza Casalini: «Come da voi impartito, i sottoscritti hanno studiato e attuato la costruzione di un tipo di vetturetta elettrica ad accumulatori. Le esperienze fatte ci consentono oggi di affermare che la vetturetta può essere praticamente impiegata per trasporti utilitari di due persone nell’ambito cittadino, date le sue qualità di velocità e di salita e la sua autonomia di circa 100 km». I due ingegneri spiegano di aver «preso contatto con le case costruttrici sia per i pezzi separati sia per l’intera macchina. Non siamo ancora in grado di precisare il costo, ma riteniamo nel caso di una costruzione in piccola serie aggirarsi sulle 18.000 lire». Ovvero circa 13.400 euro attuali.

La guerra fa svanire il sogno

Un “Giornale Luce” del 31 luglio 1941 mostra un prototipo della «vettura autarchica» versione cabrio realizzata dall’Azienda elettrica del Governatorato mentre «affronta con disinvoltura le salite più dure di Roma». Nell’aprile del 1942 il Principe Borghese insiste nel volerne due esemplari (uno aperto e l’altro chiuso). L’ingegnere Bordoni prova a rivolgersi alle Officine meccaniche della Stanga di Padova. Ma l’incalzare della guerra farà svanire il sogno della prima vetturetta elettrica “made in Campidoglio”.

LORENZO GRASSI

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