Guerra ai grassi, Parmigiano in difesa

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Il Parmigiano Reggiano si difende: per farlo "si possono utilizzare solo tre ingredienti: latte, sale e caglio. La ricetta è la medesima da 9 secoli. Non sono ammesse scorciatoie,  additivi,  conservanti. Inoltre, dal mese di aprile  sono state apportate alcune ulteriori modifiche che rendono le regole ancora più rigide su determinati parametri. Ad esempio, è stato fissato un rapporto grasso/caseina del latte in caldaia che non può essere superiore a 1,1, (con una tolleranza massima del 12%) in modo da evitare lavorazioni di formaggio eccessivamente grasse che andrebbero ad influire negativamente sulle caratteristiche qualitative del prodotto": Lo dice il presidente del consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, intervenendo sulle polemiche nate dopo il documento dell'Onu sui cibi ricchi di sale e grassi Made in Italy, come il Prosciutto di Parma e il Parmigiano reggiano appunto, ma anche la pizza, il vino e l'olio extravergine, che sarebbero dannosi quanto il tabacco.  In questi giorni , dopo il documento dell'Onu si è parlato di una etichetta speciale per indicare il contenuto di grassi e sali nel Parmigiano Reggiano: "Abbiamo letto con attenzione il documento "Time to deliver" e risulta evidente che l'Oms non ha messo sotto accusa le eccellenze italiane, né tantomeno il Parmigiano Reggiano noto per essere sano e naturale, per l'alta digeribilità, l'elevato contenuto di calcio e minerali, l'assenza di additivi e conservanti. L'Oms esprime tuttavia raccomandazioni a favore dell'adozione di norme di etichettatura sui prodotti per evidenziare la presenza di sale e grassi saturi".

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