Quanto costerebbe santificare le feste

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Il movimento 5 stelle è intenzionato a intervenire sulla normativa che regola l’apertura degli esercizi commerciali durante i giorni festivi, eliminando la liberalizzazione del settore introdotta  con il decreto salva-Italia, sotto il Governo Monti. In un post del blog di Beppe Grillo era stata avanzata una critica basata sull’osservazione del fatto che in presenza di questa variazione normativa il fatturato degli esercizi non era aumentato. Si tratta tuttavia di un argomento fallace, poiché osservare l’invarianza delle vendite a fronte del cambiamento nella normativa, nulla ci dice in merito a possibili nessi causali tra le due variabili.

La proposta di legge presentata lo scorso aprile da Davide Crippa, oggi sottosegretario allo Sviluppo economico, prevede per ogni comune un limite del 25% di esercizi commerciali dello stesso settore merceologico aperti la domenica o in un giorno festivo e fissa a 12 giorni il limite massimo di aperture festive all’anno. Sono esclusi però gli esercizi nelle località turistiche.

Secondo una stima di Confimprese questa misura potrebbe causare la perdita di 400mila posti di lavoro e un calo nel fatturato di settore del 10%, mentre Confcommercio si dice più cauta e disponibile a reintrodurre una regolamentazione minima.

Pur non potendo prevedere con esattezza quali saranno gli effetti delle restrizioni proposte, è allo stato abbastanza plausibile ipotizzare che possano esserci ripercussioni negative per l’occupazione e le vendite: mentre in un regime liberalizzato nessuno è obbligato lavorare nei giorni festivi, ma chi vuole può farlo, in un sistema come quello proposto dal movimento 5 stelle c’è una significativa probabilità di impedire l’apertura a soggetti che avrebbero invece trovato conveniente operare. In questo modo si privano i consumatori di un servizio e i rivenditori (proprietari e dipendenti) di una possibilità di guadagno.

MASSIMO FAMULARO
Frontis NPL

twitter @massimofamularo

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