La scrittura manuale uccisa dalle chat

  • CULTURA

ROMA La debacle, inesorabile, è iniziata con l’avvento dell’email, ormai 40 anni fa. E oggi, tra telefonini, chat, sms, Facebook, whatsApp, Twitter e Instagram, lettere e cartoline,  e con loro la scrittura a mano, sono rimaste prerogative degli alunni delle elementari  e di qualche immancabile nostalgico. Solo in Italia anche i dati delle Poste  non lasciano adito a dubbi: negli ultimi 5 anni la quantità di corrispondenza è passata da 4,8 miliardi a 3 miliardi scarsi di pezzi. Di questi 113 milioni sono pacchi, e in effetti se non fosse l’e-commerce sul quale Poste Italiane sta indirizzando parte della  propria strategia per i prossimi anni,  cosa ne sarebbe degli attuali  30 mila postini (erano 40.000 una ventina di anni fa)?  Ma se gli osservatori del costume non possono che registrare il fenomeno ormai quasi definitivo dell’abbandono di carta e penna, soprattutto da parte dei giovani, gli esperti da tempo lanciano l’allarme sull’incapacità, sempre più diffusa,  di scrivere a mano, eccezion fatta forse per la firma. Come stupirsi allora di un altro allarme, lanciato lo scorso anno  dai professori universitari, per la vera e propria ignoranza di cui sono affetti gli studenti, che proprio  non riescono a scrivere testi corretti? «Troppi ragazzi scrivono male in italiano alla fine del percorso scolastico. Occorre un intervento urgente perché la scuola torni ad essere esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica»: questa  la lettera appello  inviata al Governo e al Parlamento per chiedere misure urgenti, che la scuola sta ancora aspettando.

I dati più allarmanti per questa “generazione digitale” riguardano proprio l’uso del corsivo, illeggibile e sempre più spesso sostituito dal più semplice e chiaro stampatello: non è affatto raro trovare studenti che non sappiano più leggere la loro scrittura.

Il punto è che non è soltanto una questione di “bella-grafia”, quanto soprattutto di corretto modo di apprendere: è  come se i ragazzi, evitando l’uso del corsivo, non sapessero più mettere in luce sentimenti, emozioni, passioni, che invece il corsivo, per la sua originalità, riesce a trasmettere.

Spiega Raffaele Simone, docente di linguistica e autore del saggio “ La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo”, che «ormai le convenzioni usuali della scrittura sono rifiutate, c’è una sorta di insofferenza verso le peculiarità della scrittura. Dal punto di vista del testo, poi, la questione è ancora più complessa: è un vero terremoto testuale. I testi elaborati come traguardo dell’educazione non interessano più le nuove generazioni». Il nuovo modo di scrivere semplificato, adatto per sms e chat, sembra soddisfare le esigenze comunicative della società in generale, come se la complessità del pensiero non fosse più necessaria. Ricordano però gli esperti, che la scrittura non è solo un esercizio manuale, è un modo per riflettere, per strutturare i propri pensieri in modo consequenziale e analitico, per creare pensieri complessi, appunto.  Secondo gli studiosi, il fenomeno avrà una ricaduta negativa anche sulla capacità di lettura: scrivere aiuta a capire i tempi, il ritmo della lettura, un’abilità sempre più rara. Il rischio è leggere e non comprendere.

Perdere la capacità di scrittura e di analisi di testi complessi presenta anche un altro rischio: si crei una società in cui queste competenze restino appannaggio solo di pochi eletti.

Non tutti gli studiosi sono però pessimisti: secondo alcuni sondaggi, una percentuale di studenti ha migliorato le prestazioni scolastiche grazie all’uso della tecnologia, senza peggiorare le proprie capacità di scrittura manuale. utilizzando sia la tastiera che la penna, prendendo appunti su carta e poi riscrivendo tutto al pc, dopo aver rielaborato i  pensieri.

Anglosassoni controcorrente
Ci voleva la neo-duchessa e moglie del principe Harry per riportare in auge la bella scrittura. Secondo il Daily Mail, sono bastate un paio di interviste in cui Meghan Markle  ha raccontato di aver lavorato da giovane come calligrafa per lanciare una moda: dal Regno Unito alla California, terra natale di Meghan , è scoppiato l’interesse per l’arte della bella scrittura.

Imparare a tenere una penna in mano
Non è raro che i nativi digitali abbiano bisogno di imparare a impugnare una penna per scrivere. Per questo, prima di tutto, bisogna insegnare ai docenti come trasmettere ai ragazzi questa funzione che fino a qualche decennio fa era tra le cose più scontate dell’inegnamento. E a promuovere veri e propri corsi per imparare a tenere una penna in mano ci ha pensato una scuola di  Campobasso, la “Igino Petrone”, presa ad esempio nazionale.

VALERIA BOBBI

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