Rosalia, il panzone e la "stescion uegon"

  • CARLO BARBIERI

Lungomare di Mondello, Palermo.

Una sola nuvoletta bianca che fa risaltare l'azzurro incredibile del cielo, un mare verde e blu, caldo esagerato. La macchinona davanti a me si blocca di colpo, le portiere si aprono e ne escono: dalla posteriore destra, un cagnone multirazza che sparisce in direzione della spiaggia; dall'anteriore destra, un urlo femminile – "'Bobbi scappò, Rosaliaaaa!" –; dalla posteriore sinistra, scartata per miracolo da un motociclista senza casco, una dodicenne grassottella in bikini rossoblu che si butta all'inseguimento del cane. Subito dopo, dall'anteriore destra si catapulta fuori un quintale di donna in pareo fragola con i capelli appiccicati in testa dal sudore, con un bambino in braccio inconsapevole di essere sfuggito alla morte per "scafazzamento" in caso di tamponamento, mentre dall'anteriore sinistra emerge una pancia enorme seguita dal proprietario in pantaloncini e canotta, col lucido cranio calvo che riflette il sole. L'uomo e la donna vanno a recuperare tre bambini fra i sei e i dieci anni seduti dietro, che non sono scesi per istinto di sopravvivenza o solo perché non hanno fatto in tempo.

Dietro di me il traffico si è fermato, e parte qualche impaziente colpo di clacson.

L'uomo se ne fotte, e mentre la moglie guadagna il marciapiede tenendo per mano, non si sa come, tutti i figli, apre il portabagagli e scarica: due sdraio, un ombrellone che deve avere fregato perché c'è scritto CocaCola, due borsoni, una teglia di pasta al forno, un mellone rosso  (in Sicilia se la chiamate anguria, o vi ridono dietro o ve la fanno pagare il doppio), due secchielli con bibite e panetti refrigeranti.

Con calma trasferisce tutto sul marciapiede mentre gli strombazzamenti si fanno furiosi.  L'unico che non tocca il clacson sono io, ma il panzone si ferma e mi guarda minaccioso. Alzo le mani dal volante per protestare la mia innocenza, ma lui storce le labbra in un muto "ma guarda questo" e fa un passo verso di me. Mi salva la sua compagna: – Totòòò, lascialo stare, non ci perdere tempo! Vai a posteggiare la stescion uegon che ti aspetto quà!

Un'ultima occhiataccia, poi l'uomo risale in macchina e sgassa via.

Mi è andata bene.

CARLO BARBIERI

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