Confindustria e governo si scontrano sul dl Dignità

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Roma  È scontro aperto tra governo e Confindustria sul decreto Dignità. Per l’organizzazione degli imprenditori, le nuove norme creano rigidità che potrebbero far perdere posti di lavoro, ben al di là degli ormai famosi 8 mila posti all’anno stimati dall’Inps nella relazione tecnica delle polemiche.
Il ministro responsabile del decreto, Di Maio, liquida le critiche come «terrorismo psicologico». Quelli di Confindustria, ha attaccato Di Maio sui social, «sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita». Poi però ha ribadito si tenterà di incentivare i contratti a tempo indeterminato, come auspicato dalla stessa Confindustria. Anche il premier Conte ha assicurato che «introdurremo qualche meccanismo incentivante per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato».
Il capitolo Alitalia
Per il governo su Alitalia la direzione è tracciata: si punta di fatto ad una rinazionalizzazione, con il 51% della compagnia «in mano all’Italia». L’idea arriva dal fronte M5S del governo, dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. «La faremo tornare compagnia di bandiera. L’italianità sarà fondamentale. Al momento non vorrei parlare di partner, l’importante è farla volare. Riusciremo a salvarla mantenendola italiana». Assist prontamente colto da Di Maio, che assicura che si spenderà «con tutti i player internazionali per trovare un futuro all’azienda Alitalia». «Prenderemo in mano il dossier a breve e ci confronteremo. È un dossier aperto», ha detto Conte.

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