«Combattevamo la fame con l’acqua piovana»

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Thailandia  Sorridenti, mentre raccontavano i 18 giorni d’inferno passati nella grotta inondata di Tham Luang in Thailandia, i 12 “cinghialotti” della squadra di calcio Wild Boar e il loro allenatore si sono presentati per la prima volta in pubblico con le maglie della squadra, dopo gli otto giorni di ricovero seguiti al loro ormai leggendario salvataggio.  «Ho detto a tutti di continuare a combattere, di non disperare», ha raccontato uno dei giovani, descrivendo come il gruppo ha lottato per sopravvivere quei giorni. Prima di essere trovati dalla squadra internazionale di salvataggio, coordinata dai Navy Seal thailandesi, che li ha poi riportati in superficie, i cinghialotti hanno passato 9 giorni al buio. Il gruppo ha provato a farsi strada da solo verso l’esterno, ma invano. «Abbiamo iniziato a scavare le pareti - ha raccontato l’allenatore - non volevamo aspettare fino a che le autorità ci trovassero». Avventuratisi a stomaco vuoto e senza cibo nell’escursione, che doveva durare appena un’ora, i ragazzi hanno raccontato di essere rimasti senza cibo fino all’arrivo dei soccorritori, e di essere sopravvissuti bevendo l’acqua piovana che gocciolava dalla roccia. «Non avevo forza - ha continuato il più giovane dei ragazzi - ho provato a non pensare al cibo per non avere più fame».  «Quando ho visto i soccorsi ho pensato fosse un miracolo», ha detto un 14enne, ricordando il momento in cui due sommozzatori britannici hanno trovato il gruppo a diversi chilometri all’interno della grotta.

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