Casamonica, colpo al clan Spunta l'associazione mafiosa

Circa 250 militari del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, con l’ausilio di unità cinofile, un elicottero dell’Arma e del personale dell’8° Reggimento “Lazio”, sono stati impegnati fra Roma e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza per eseguire 37 misure cautelari in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di soggetti ai quali viene contestato anche l’art. 416 bis C.P., per avere costituito e preso parte all’associazione mafiosa denominata “clan Casamonica”. Il ruolo apicale di promotore è stato attribuito a Casamonica Giuseppe, recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione. I soggetti sono anche ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, usura, concessione illecita di finanziamenti ed altro, tutti commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Al momento i provvedimenti eseguiti sono 31 con altri 6 soggetti attivamente ricercati.

Collaborazione. Due collaboratori di giustizia che hanno contribuito alle indagini. "La collaborazione - ha detto questa mattina durante la conferenza stampa di presentazione dell'operazione il Procuratore capo della Dda di Roma, Michele Prestipino - è un fatto molto importante e significativo. Mi preme sottolinearlo perché questo gruppo si lega soprattutto attraverso vincoli di famiglia, i più difficili da penetrare da un punto di vista investigativo". Si tratta dell'ex compagna di un membro del Clan Casamonica, Massimiliano, e di un calabrese da tempo trapiantato a Roma che per il Clan curava il traffico di sostanze stupefacenti. Soprattutto le testimonianze della donna sono state fondamentali per le indagini. Meno di 40 anni, la donna - hanno spiegato i Carabinieri durante la conferenza stampa - era vista come un corpo estraneo dal nucleo familiare e questa cosa ha fatto sì che diventasse vittima dei comportamenti che solitamente la famiglia riservava agli altri. Riducendola di fatto a un ruolo di sottomissione e costringendola a vivere segregata in casa. Stanca di tutto questo, ha deciso di fuggire e collaborare con la giustizia. 

Giornalisti aggrediti. Giornalisti del quotidiano la Repubblica e del Tg2 sono stati aggrediti in strada dai familiari di alcuni dei componenti del clan Casamonica dopo gli arresti effettuati questa mattina. L'episodio è avvenuto in vicolo di Porta Furba, considerato il quartier generale dei Casamonica, e secondo quanto poi denunciato in un comunicato del cdr del Tg2 "si scagliano con violenza, prima le bambine e poi le donne della famiglia Casamonica; minacce e insulti, poi volano bastoni, scope - e tutto quello che le donne trovano - contro i giornalisti, uno colpisce l'operatore. Cercano di distruggere la telecamera strappando dei cavi, togliendo anche le schede nello zainetto che serviva per fare un collegamento in diretta alle 13. Un'aggressione finita solo per caso senza feriti, grazie all'intervento degli uomini della famiglia che hanno portato via le donne e al fatto che - saggiamente - la troupe si è spostata per evitare altri contatti". La Fnsi, L'Ordine dei giornalisti e l'Usigrai esprimono in una nota congiunta "vicinanza e solidarietà". "I parenti degli arrestati si sono scagliati con i bastoni contro i giornalisti Floriana Bulfon di Repubblica e Piergiorgio Giacovazzo del Tg2, 'colpevoli' di essersi recati dove sono stati effettuati gli arresti per svolgere il loro lavoro. Una reazione inaccettabile", commentano i rappresentanti dei giornalisti. 

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