Ambientalisti in campo per salvare l’Alpe Devero

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PIEMONTE Oltre 56 mila firme raccolte in 20 giorni su www.change.org grazie al passaparola. Un’enormità, visto che a lanciare la petizione contro il mega progetto immobiliare nel parco dell’Alpe Devero (Verbano-Cusio-Ossola) erano stati pochi ambientalisti. La guerra inizia quando la società San Domenico Ski presenta il progetto da 170 milioni di euro (40 messi dal pubblico) per trasformare l’oasi naturale in un comprensorio sciistico per migliaia di persone.

Una cinquantina gli interventi previsti, tra nuove costruzioni, rifacimento degli impianti, parcheggi. L’idea è unire la stazione sciistica di San Domenico (Alpe Veglia) con quella del Devero con una funivia che “sorvoli” la Val Bondolero. Ma due piloni della funivia dovrebbero rientrare nella zona protetta del Monte Cazzola. E per legge, nelle zone protette i piloni non possono starci. Da qui la rivolta degli ambientalisti, che si sono scontrati con le amministrazioni locali, favorevoli al progetto per le ricadute economiche. 

Spaccata anche la politica: da una parte M5s contrario («porterà solo danni», hanno detto i consiglieri regionali Andrissi e Bertola), dall’altra la Lega, entusiasta. In mezzo la Regione, che ha dato l’ok, congelando però la funivia: il collegamento Devero-San Domenico è «una proposta che dalla Regione è stata bocciata perché non conforme alle leggi in materia d’ambiente», ha detto il vice presidente Reschigna. Che però aggiunge: «Ci vuole cautela. È sbagliato porsi di fronte a questo investimento con atteggiamento ideologico».  

Oggi, dopo che il masterplan è diventato un Accordo territoriale sottoscritto da Provincia, San Domenico Ski e da 4 comuni, si attende l’esito della Vas, che avrebbe stralciato la funivia. «Ma», si chiede l’alpinista Nicola Pech, «continuano a lavorare sui due versanti delle montagne, che senso ha, se non pensano in futuro di poter unire le due parti dell’operazione immobiliare?». Altra complicazione il fatto che in provincia si voterà per il possibile passaggio dal Piemonte alla Lombardia e dal Pirellone sarebbero già giunti messaggi “affettuosi” verso il progetto. Piloni compresi. ANDREA SPARACIARI