«Rifaccio i playground così aiuto l’integrazione»

  • MILANO/BASKET

SPORT Nel 2017 è stato lo sportivo italiano più pagato, grazie al contratto da 65 milioni di dollari con la franchigia NBA dei Los Angeles Clippers. Però Danilo Gallinari, aka il Gallo, pur emigrante di lusso, non scorda la sua città d’adozione Milano. Tanto che ieri è tornato per presentare un altro step del progetto “We Playground together”, nato per riqualificare i campetti dei quartieri milanesi. Gli stessi che il Gallo ha calcato tra un match con l’Olimpia e uno con la Nazionale. Un progetto che strizza l’occhio all’integrazione, perché «tramite il basket si possono superare tantissime barriere e lottare in modo sano per un obiettivo comune», dice. L’8 settembre a cambiare look col rifacimento della pavimentazione, del canestro e delle panchine, sarà il campetto di Parco Marinai d’Italia. Ma il progetto prevede altri interventi da qui al 2022.

Gallinari, chiunque abbia giocato a basket, ha un campetto del cuore, il suo qual è stato?
È quello di Graffignana (Lodi), dove sono nato. Ma quando mi sono trasferito a Milano, li ho girati tutti!

Quanti sono i playground a Milano?
Sono 128, tantissimi, in proporzione, molti di più di molte  capitali europee. Ma la maggior parte è stata lasciata andare, per questo ci siamo noi.  

In questo progetto lei ha messo molto del suo, immagine, ma anche i soldi… 
Vero, ma si tratta di un impegno finanziario più che sopportabile. Spero che anche altri giocatori possano fare questa scelta. 

Lei parla di basket veicolo per l’integrazione, un concetto non proprio popolare in questo periodo in Italia. 
La fortuna dello sport è proprio questa: quando vado in campo, penso solo a palla e canestro. Chi mi sta accanto non importa di che colore sia, o da dove venga, si lotta insieme. 

Andrea Sparaciari