"Troppe incertezze" Fmi taglia il Pil Italia

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ROMA «Allargamento dello spread sul debito sovrano e condizioni finanziarie più strette sulla scia delle recenti incertezze politiche che impatteranno sulla domanda interna». Così il Fondo monetario internazionale ha motivato il taglio delle stime di crescita sul Pil dell’Italia all’1,2% nel 2018, pari a -0,3 punti percentuali rispetto alla stima di primavera, e all’1% nel 2019, con una limatura di 0,1 punti. In generale tutta l’Eurozona dovrebbe registrare un rallentamento «graduale» della crescita. Che a livello globale, invece, sta proseguendo e toccherà il 3,9% nel 2018 e nel 2019, ma «l’espansione sta diventando meno uniforme e i rischi per le prospettive stanno aumentando». Fra questi la minaccia più grande, secondo il Fmi, sono le tensioni commerciali sui dazi.

Audizioni al via

Intanto sul fronte italiano entra nel vivo il decreto dignità. L’ufficio di presidenza della commissione Finanze della Camera ha stabilito come termine per la presentazione degli emendamenti le ore 20 di giovedì. Da oggi al via le audizioni (tra i primi Inps, il ministro del Lavoro Di Maio e l’Agenzia delle Entrate), forse anche notturne e nel fine settimana. FdI e Leu hanno chiesto lo slittamento dell’arrivo in Aula del decreto almeno a lunedì 30 luglio, visti i tempi ristretti per il confronto. Slittamento escluso dalla presidente della commissione, Carla Ruocco.

«Nessun licenziamento»

«Non ci sto a far passare questo decreto come un decreto che vuole licenziare le persone, io non voglio licenziare nessuno, non voglio mandare a casa nessuno, voglio solo ridurre il precariato per i nostri giovani», ha rimarcato ieri il ministro del Lavoro e vicepremier, Luigi Di Maio, spiegando anche quali sono le possibili modifiche al decreto oltre al reinserimento dei voucher per agricoltura e turismo: «Vogliamo intervenire sia sugli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato che, a fine anno, sul costo del lavoro. Quindi c’è tutta l’intenzione di aiutare le imprese a stabilizzare i dipendenti e pagare di meno i contratti». Rinviata, infine, la resa dei conti con il presidente dell’Inps, Tito Boeri, entrato in rotta di collisione con il governo Lega-Cinque Stelle. «Come ben sapete la legge non ci consente di rimuoverlo - ha commentato ancora Luigi Di Maio - io personalmente avrò modo poi di collaborare con tutte le istituzioni di questo Paese, quando ci sarà il rinnovo a fine anno, ovviamente, si valuteranno tutte quelle che saranno le decisioni da prendere sull’Inps ma non solo».

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