Polemiche infuocate sul Decreto Dignità

  • dl dignità

Roma  Nell’infuocato weekend di metà luglio il mirino si sposta da via XX Settembre all’Inps. «La manina c’è ma non è al Mef», sostiene il vicepremier Luigi Di Maio, ribadendo le accuse a “lobby” di aver inserito nella relazione tecnica al decreto dignità quelle stime sugli ottomila posti di lavoro l’anno a rischio. Si rappezza così, con l’individuazione di un colpevole esterno all’esecutivo, lo strappo consumatosi tra il leader pentastellato e l’economista Giovanni Tria. A sancire la ritrovata armonia una nota congiunta dei due che, caricata ulteriormente dalle dichiarazioni di Salvini, riversa sul presidente dell’Istituto di previdenza Tito Boeri la responsabilità di quei numeri con un «attacco senza precedenti» come lui stesso lo definisce. Di Maio che assicura di non aver «mai accusato né il Ministero dell’Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl dignità», (anche se i grillinihanno evocatolanecessità di «fare pulizia»). Certamente però, dicono Di Maio e Tria, «bisogna capire da dove provenga quella “manina”». Il ministro Tria mette a fuoco definendo «le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili», come si legge nella nota. 
La replica di Boeri non si fa attendere ed è durissima: «Siamo ai limiti del negazionismo economico», dice in una nota spiegando che il decreto «comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato». Con un tale scenario «l’evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un’economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell’occupazione». Poi continua: «È difficile stabilire l’entità di questo impatto, ma il suo segno negativo è fuori discussione» e anzi «la stima dell’Inps è relativamente ottimistica». «Di fronte a questi nuovi attacchi - e a quelli ulteriori del ministro Salvini - non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire».