Divorzio, l'assegno ricambia così

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ROMA Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare «costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale» e per questo va considerato nello stabilire l’assegno di divorzio. Così si sono pronunciate le sezioni unite civili della Cassazione, depositando ieri una sentenza su una coppia emiliana, mettendo fine al contrasto di giurisprudenza in materia.

Superati i vecchi principi

Secondo la Corte per il riconoscimento dell’assegno si deve dare «particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale». La Cassazione supera definitivamente il parametro, fissato nel 1990, del tenore di vita goduto durante il matrimonio. Ma boccia anche il criterio della sentenza del 2017 sul divorzio dell’ex ministro Vittorio Grilli con Lisa Lowenstein, dove il parametro per l’assegno era stato rigidamente ancorato all’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge. Il principio del «contributo alla vita comune» sancito ieri guiderà le prossime decisioni della Corte: anche quella sul divorzio Berlusconi-Lario. Veronica ha impugnato infatti la sentenza della Corte d’appello di Milano che ha azzerato il maxi-assegno da 1,4 milioni al mese e disposto la restituzione a Berlusconi di 45 milioni.

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