«Dal Senegal per il calcio ma ho preso la maturità»

  • Milano

Il voto è 67, non altissimo, colpa dell’italiano scritto. Nessun problema all’orale, visto la parlantina con cui ha esposto la sua tesina sul tema “Quando l’integrazione è una realtà”. Autobiografica? «No, però certo mi sono basato anche sulla mia esperienza». Di esperienza ne ha parecchia Libasse Fall, senegalese di 21 anni, neomaturando  nell’indirizzo sociosanitario al professionale serale Frisi, polo di eccellenza nei percorsi di inclusione, dove metà degli 800 studenti del serale sono stranieri. «Sono partito a 16 anni, dal Senegal fino in Mauritania, da lì sono salito su una barca, sono arrivato in Spagna. Non mi piaceva, preferivo l’ Italia».

 Perchè proprio l’Italia?
«Sognavo di fare il calciatore. Ho preso il treno e sono arrivato a Milano, allora non c’erano controlli. Sono finito in una comunità di minori. Col calcio ho capito che non avrei cavato nulla e mi sono messo a studiare e lavorare, mi occupo del merchandising della Ferrero».

E ora che farai?
«Mi piacerebbe fare la triennale in scienza della formazione, ma devo vedere, per via dei costi».

Hai mai avuto problemi di razzismo?
«Io no, vivo a Vimodrone e sono amico di tutti. Ora sembra che il principale problema dell’Italia sia l’immigrazione. Non è vero, ma il governo ha ragione a voler mettere più controlli. C’è un traffico pazzesco, le famiglie pagano tantissimo e poi chi arriva qui è pressato per rimandare indietro soldi  e rischia di mettersi su una cattiva strada. Per me è stato più facile, ho speso poco e non sono passato dalla Libia».

Ma con più controlli tu non saresti arrivato.
(ride)«A me non mi ferma nessuno».
PAOLA RIZZI

 

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