Fuori dalla grotta anche altri ragazzi

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E' stato recuperato un altro ragazzino (ora sono 8) dalla grotta thailandese di Tham Luang. Lo riferiscono testimoni oculari, citati dai media locali e dalla Cnn. I ragazzi tirati fuori dalla grotta non entreranno in contatto con i genitori finché vi saranno rischi di infezione. I ragazzi sono tenuti in isolamento, ha spiegato il capo dei soccorsi, Narongsak Osottanakorn. Saranno i medici a decidere quando i genitori potranno vederli, ma "a distanza o attraverso un vetro".

Deboli. I più deboli tra i 12 ragazzini intrappolati nella grotta in Thailandia dallo scorso 23 giugno, selezionati da un medico australiano e scortati ognuno da due sub, sono riemersi all’esterno per primi in «buone condizioni». Sono stati accolti da urla di festa e applausi liberatori. L’allenatore 25enne sarà invece l’ultimo a lasciarsi alle spalle questa bruttissima esperienza. Quattro ragazzini sono usciti domenica in poche ore (l’11enne Nattawut Thakamsai, il 14enne Prajak Sutham, il 15enne Pipat Bodhi e il 16enne Peerapat Sompiangjai), poi è stata necessaria un’interruzione tecnica di una decina di ore nelle operazioni di soccorso. La pianificazione ne prevedeva la ripresa alle 8 del mattino in Thailandia, ovvero nel cuore della notte in Italia. Lo stop è servito a preparare le nuove forniture ossigeno, consumate quasi tutte nella prima fase del recupero. I 12 ragazzi sono stati divisi in quattro gruppi, il primo da quattro persone e gli altri da tre.

È tornata la pioggia. Intanto la pioggia ha cominciato a cadere nella zona della grotta e dunque non c’è un minuto da perdere. Nei soccorsi sono mobilitati complessivamente 90 subacquei. Di questi, 50 sono stranieri e 40 thailandesi. «Nel primo recupero siamo andati più veloci di quanto avevamo previsto», ha affermato il governatore locale Narongsak Osotthanakorn. Tre ragazzi sono stati portati in elicottero all’ospedale e uno in autoambulanza. Ora sono tenuti in isolamento per evitare il pericolo di infezioni. Il percorso per rivedere la luce non è facile: passaggi stretti (uno largo 38 centimetri), immersioni in tunnel allagati, pendenze e correnti d’acqua.

Uno stretto saliscendi. Il primo tratto è quello che presenta i rischi maggiori. Per superarlo i ragazzi, che hanno trascorso circa nove giorni senza mangiare prima di essere ritrovati lunedì, devono immergersi in uno stretto passaggio dove c’è spazio per una sola persona. Molti di loro non sapevano nuotare prima di questa disavventura e hanno preso lezioni intensive sulla gestione delle attrezzature per l’immersione. Utilizzano maschere speciali che coprono l’intero viso e permettono loro di respirare naturalmente. I sommozzatori esperti che curano la “scorta” sono 18, 13 stranieri e 5 thailandesi. I ragazzi possono sfruttare come riferimento una sagola attaccata alle pareti attraverso un percorso di saliscendi e hanno i condotti illuminati. Imponente lo schieramento davanti alla grotta, con ambulanze e 5 elicotteri. Prova dei pericoli del “viaggio” è la tragedia che si è consumata venerdì scorso, quando un ex sommozzatore dell’esercito thailandese è morto durante un rifornimento.

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