Siamo noi i creatori del “pulmanista”

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COSENZA Dopo “petaloso”, arriva “pulmanista”. Saranno pure nativi digitali, senza regole, iperattivi, ma non si può certo dire che non abbiano inventiva e non provino a far rispettare le proprie idee. Fa sorridere e ben sperare la storia di una classe V dell’Istituto Comprensivo “G. Puccini” di Bisignano, provincia di Cosenza. «Gentile Accademia della Crusca, spesso nei nostri compiti scriviamo la parola “pulmanista” per indicare l’autista del pulmino, ma la maestra ce lo corregge perché dice che non esiste sul vocabolario. Noi pensiamo che non è giusto, perché se esistono le parole “automobilista”, “motociclista”, “camionista”, “ciclista” e persino “ruspista” e “carrista”, deve esistere anche la parola “pulmanista”, anche perché la usano molte persone. Potete fare qualcosa per inserirla nel vocabolario? Se lo farete, vi ringraziamo, così non faremo più questo errore nei compiti»: queste le parole scritte a mano dai bambini nella lettera spedita all’Accademia della Crusca, su invito della maestra, Silvana Astuni, 64 anni, alle soglie della pensione dopo 42 anni di onorato  insegnamento.

Un finale col botto

«Un finale col botto», le dicono scherzando le colleghe, e lei non nasconde il suo orgoglio per quelli che sono stati i suoi ultimi allievi.  Racconta a Metro: «Da un po’ i miei alunni mi contestavano la segnalazione dell’errore, perché convinti dell’assoluta correttezza della parola pulmanista, da loro spesso usata nel discorsi e nei compiti. All’ennesima discussione in merito, ho proposto loro di scrivere all’Accademia della Crusca e devo dire che hanno raccolto entusiasti la mia idea. La cosa divertente è che noi abbiamo inviato la lettera tramite il mio indirizzo di posta elettronica, mentre l’Accademia della Crusca ci ha risposto via posta tradizionale, con  nostra grande sorpresa».

Va bene, ma...

«Cari ragazzi - hanno risposto gli accademici nella loro missiva - la vostra proposta non va contro nessuna regola di formazione delle parole e siete stati davvero bravi a trovare così tante che contengono lo stesso suffisso, -ista, a conferma che, in italiano, l’aggiunta di questo suffisso a un nome produce un nuovo nome che indica di solito un mestiere o una professione». E infine il verdetto:  «La maestra, correggendovi i compiti, avrà voluto sicuramente rendervi consapevoli della differenza che c’è tra un uso informale e colloquiale della lingua e un uso scritto e più formale, dove è preferibile scegliere parole che già fanno parte del repertorio comune e condiviso da tutti i parlanti, quello raccolto appunto nei vocabolari. Non è però affatto impossibile che pulmanista si diffonda e che quindi alcuni vocabolari, nelle loro nuove edizioni, lo accolgano tra i neologismi». Tutti contenti, quindi, anche se per vedere scritta la parola “Pulmanista” sul vocabolario, bisognerà attendere.

«I neologismi? Nascono così...»

Come fa una nuova parola a entrare nel vocabolario della lingua italiana? «Ogni giorno qualcuno ci chiama facendoci questa domanda  - ci spiegano un po’ sconsolati dall’Accademia della Crusca, a Firenze - E ogni giorno ripetiamo lo stesso concetto. L’Accademia della Crusca non fa più il vocabolario (l’ultima edizione è stata interrotta nel 1923), ma gli accademici e i linguisti della nostra istituzione studiano la storia e il funzionamento della nostra lingua e sono sempre disposti a fornire occasioni di riflessione e di approfondimento a chi cerchi spiegazioni, proprio come hanno fatto i bambini di Bisignano. Una parola nuova non entra nel vocabolario quando qualcuno la inventa, anche se è  “bella”. Per entrare  in un vocabolario bisogna che la parola nuova non sia  usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone. Quando  è sulla bocca di tutti, allora lo studioso capisce che quella parola è diventata  come le altre e la mette nel vocabolario».

VALERIA BOBBI

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