Nicolò scarcerato ma è un'eccezione

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TORINO Dopo tre mesi in cella ha ottenuto i domiciliari Nicolò Mirandola, il militante dell’Askatasuna arrestato per gli scontri dello scorso 22 febbraio durante un corteo contro un comizio di CasaPound. L’11 giugno, il gip Stefano Vitelli gli aveva concesso gli arresti domiciliari con l’utilizzo del braccialetto elettronico, ma il dispositivo non era disponibile e Mirandola è dovuto restare dentro. Lunedì scorso sua madre, Luisella, aveva iniziato uno sciopero della fame. «Per noi questa campagna serviva anche a portare l’attenzione su una situazione vergognosa», spiegano i militanti di Askatasuna riferendosi ai reclusi che aspettano di uscire perché mancano i braccialetti elettronici.

«A Torino sono cinque le persone in attesa, una da un tempo ancora più lungo di Nicolò - spiega la garante dei detenuti del Comune di Torino, Monica Cristina Gallo -. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, problemi simili passano sotto silenzio». Secondo la garante potrebbe essere un problema legato ai costi di gestione del braccialetto elettronico, che in Italia costa molto più di altri Stati. «Auspichiamo che in futuro - dichiara la consigliera regionale Francesca Frediani (M5S) - nessuna persona debba subire lunghe detenzioni per la carenza di braccialetti elettronici».

ANDREA GIAMBARTOLOMEI

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