Perché preoccupa la riforma della Fornero

  • vincenzo galasso

Mario Draghi è preoccupato del costo per i conti pubblici italiani di eliminare la riforma Fornero. Ma al di la di quanto costi, è giusto farlo? Il sistema pensionistico italiano è a ripartizione: lavoratori ed imprese versano i contributi all’Inps che li usa per pagare le pensioni. Analogamente, la nostra pensione sarà finanziata dai contributi dei lavoratori futuri. Che pensione sarà giusto attendersi? 

Se avessimo versato i contributi in un fondo, avremmo un gruzzoletto da usare per la pensione. Immaginate di avere accumulato 240mila euro, tra versamenti ed interessi, e di andare in pensione a 65 anni con una speranza di vita residua di 20 anni. La vostra pensione sarebbe di 12mila euro (240mila/20 anni). Ma questo fondo non esiste. Un criterio equo per sistemi a ripartizione è che i lavoratori futuri versino in contributi la stessa proporzione dello stipendio che abbiamo versato noi. Il nostro gruzzoletto dipenderà quindi dalla quantità di lavoratori futuri e dai loro salari –  da crescita demografica ed economica. Nel 1995, la riforma Dini introdusse questo calcolo contributivo. 

Dividiamo ora il gruzzoletto per gli anni di vita residui. Poiché fortunatamente si vive più a lungo, per mantenere costante il numero di anni di pensionamento da finanziare, la riforma Fornero ha aumentato l’età di pensionamento collegandola alla speranza di vita. Un principio equo. Malgrado il problema degli esodati, che avevano smesso di lavorare in attesa di andare in pensione, ma per i quali l’età di pensionamento era aumentata, e che è stato successivamente risolto.

Tuttavia, l’esigenza di smettere di lavorare prima di quanto stabilito dalla riforma Fornero può manifestarsi. In tal caso, equità vuole che il gruzzoletto a cui si ha diritto sia diviso per il maggior numero di anni di pensionamento e che la pensione sia dunque più bassa. Se così non fosse, chi anticipa il pensionamento riceverebbe più di quanto dovuto – lasciando ai lavoratori giovani il conto da pagare.

VINCENZO GALASSO
Università Bocconi