«Nulla è semplice ma vale la pena combattere»

  • Jake Gyllenhaal Stronger

CINEMA La storia è «di resistenza, di lotta, di vita ad ogni costo,una tragedia ma che mi ha fatto anche sorridere». Parola di Jake Gyllenhaal che entra nel corpo martoriato di Jeff Bauman, uno dei sopravvissuti all’attentato alla maratona di Boston del 2013 in Stronger (da oggi in sala) e premette: «Nel mio lavoro di attore mi è capitato d’incontrare militari o gente con disturbi post traumatici. Ma io parto da un presupposto in ogni caso: tratto chiunque come se avesse il cuore spezzato, aiuta tutti ad andare avanti, oltre il buio che un po’, in misura diversa, è dentro di noi».

Da dov’è partito per interpretare questp uomo con cui ha pure collaborato sul set?
«Dal tentativo di capire cosa può vivere una persona che in un istante perde tutto, tutta la vita che conosceva e non solo le gambe, ho trovato affascinante il fatto che lui ha dovuto portare addosso la sua tragedia e il suo essere diventato un simbolo. Sono  partito pensando che nulla è semplice ma che vale sempre la pena combattere».

L’ha imparato strada facendo?
«Anche, ma io e mia sorella siamo stati allevati da due persone molto complicate e incredibili. Mia madre mi ha sempre detto: credi a tutto ciò in cui ti butti, anche se è difficile»-

Cosa vorrebbe che il film suggerisse?
«Che essere un eroe, essere più forte, è solo ciò che riguarda i piccoli momenti: sono le piccole cose che ci cambiano la vita. Ciò che conta è esserci, ascoltare gli altri, avere rapporti reali e non virtuali».

 

SILVIA DI PAOLA